Roberto Speranza

Tempo di lettura 3 Minuti

Il deputato fu assessore tra il 2009 e il 2010

POTENZA – Estendere il contraddittorio sul buco da 18milioni di euro nelle casse del Comune di Potenza, provocato dalla vecchia gestione del trasporto pubblico locale, anche al deputato lucano Roberto Speranza, assessore comunale tra il 2009 e il 2010.

È la richiesta avanzata ieri mattina davanti alla Corte dei conti della Basilicata durante le discussioni delle difese dei 21 convenuti, tra assessori, dirigenti e un segretario comunale, delle amministrazioni guidate dal 2004 al 2014 dall’ex sindaco Vito Santarsiero, oggi consigliere regionale in corsa per la segreteria regionale del Pd, che rischiano di pagare di tasca propria per il presunto danno erariale provocato alle casse del Municipio.

L’istanza presentata dall’avvocato Giampaolo Carretta, consigliere comunale in carica del Pd e difensore di 5 ex assessori (Emiddio Fiore, Giuseppe Messina, Gaetano Sabbatella, Nicola Lovallo e Donato Coviello) ruota attorno all’addebito, in particolare, di quasi un milione e mezzo di euro erogati al Cotrab, gestore del servizio dal 2006 al 2015, in forza di un’estensione del contratto in essere col Comune per l’apertura del principale impianto di scale mobili cittadino, il cosiddetto “Ponte attrezzato”, che unisce Santa Lucia, nel centro storico al quartiere di Poggio Tre Galli. A gennaio del 2010, quando la giunta comunale lo affidò al Cotrab chiedendo anche l’attivazione di due navette per collegare l’impianto al «polo degli uffici regionali», al «poliambulatorio della Asl», e al «centro studi» Speranza era presente e votò a favore. Ma quella delibera, individuata dalla Guardia di finanza tra le possibili fonti di danno erariale, non è stata considerata dalla procura regionale. Col risultato, secondo la difesa, di aggravare la posizione degli altri ex assessori che nel malaugurato caso di condanna sarebbero costretti a pagare anche per il collega assente. Sulla questione dovrà esprimersi la Corte presieduta da Francesco Romanelli (giudici a latere Massimo Gagliardi e Giuseppe Tagliamonte), che ieri, dopo la fine della discussione si è riservata di decidere. Difficilmente, comunque, se ne saprà qualcosa prima di qualche settimana, quando verrà depositato il verdetto, di assoluzione o condanna che sia.

L’udienza era stata aperta dal sostituto procuratore regionale Ernesto Gargano, che ha ribadito le sue conclusioni chiedendo la condanna di tutti i convenuti. Gargano ha citato anche la relazione dei revisori dei conti del Comune che a fine 2014 hanno evidenziato come lo squilibrio di gestione da quasi 24 milioni di euro nel bilancio dell’ente, che ha poi portato alla dichiarazione di dissesto da parte dell’attuale amministrazione, risentisse del peso del trasporto pubblico locale arrivato a costare 16 milioni di euro all’anno. Un nesso «causa-effetto», secondo il pm contabile, che sostanzierebbe la violazione dei fondamentali criteri di una corretta gestione finanziaria, escludendo l’insindacabilità di scelte che le ex giunte rivendicano come politiche.

«C’è discrezionalità fin quando non c’è disequilibrio nei conti e qui siamo arrivati al dissesto dell’ente per questi motivi». Ha concluso il pm.

Tra le voci principali dell’accusa ci sono 8 milioni e mezzo di euro per la mancata riduzione delle linee prevista nel piano di esercizio approvato nel 2010 dal Consiglio comunale e mai compiutamente adottato; 3milioni e mezzo di euro di danno alla concorrenza per la decisione di non indire una nuova gara, dato il confronto tra i costi fatturati da Cotrab e quelli a cui è subentrata nel 2015 Trotta bus; e oltre 4milioni e mezzo per un paio di delibere che avrebbero aumentato il compenso riconosciuto dal Comune al Cotrab di 65mila euro al mese senza apparente motivo.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •