Il tribunale di Matera

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Lasorella sulla Cassazione: «Colpisce la celerità, spero sia così per tutti»

POTENZA – No alla revoca del divieto di dimora nel capoluogo per il governatore Marcello Pittella. E’ arrivato ieri sera il parere della Procura della Repubblica di Matera sull’istanza presentata mercoledì mattina dal difensore di Pittella, l’avvocato Donatello Cimadomo, dopo il deposito delle motivazioni per cui la Cassazione (LEGGI L’ARTICOLO) ha disposto una nuova udienza davanti al Tribunale del riesame sulle accuse sui concorsi truccati nella sanità.
Il procuratore Pietro Argentino e il pm Salvatore Colella hanno giudicato evidentemente ininfluenti i rilievi della Corte, rivolti all’ordinanza con cui a fine luglio il Riesame aveva confermato gli arresti domiciliari per il governatore (poi convertiti nel divieto di dimora con la chiusura delle indagini). Ma la decisione, nei prossimi giorni, spetterà comunque al gip Rosa Nettis, lo stesso che a luglio aveva spiccato le misure cautelari nei confronti di Pittella e 29 altre persone indagate nella stessa inchiesta, poi confermate dal Riesame.
Oggetto del contendere resta il rischio che il governatore, una volta rimesso completamente in libertà e tornato in carica per la decadenza automatica della sospensione (collegata alla misura cautelare) possa commettere altri reati dello stesso tipo di quelli che gli vengono contestati (istigazione all’abuso d’ufficio e al falso). La Cassazione, infatti, se da un lato ha espresso diverse critiche al Riesame, dall’altro ha censurato un unico passaggio dell’ordinanza del gip sollevato dai difensori di Pittella proprio sul tema.
Per la Suprema Corte, in particolare, ancorare le esigenze cautelari a una possibile ricandidatura del governatore uscente sarebbe un’indebita compressione «del diritto costituzionale di elettorato passivo». Ma a luglio gli inquirenti prospettavano che le elezioni regionali si sarebbero tenute a novembre, mentre non più tardi di un mese fa la governatrice facente funzioni ne ha disposto il rinvio al 26 maggio, quindi giunta e consiglio regionali dovrebbero restare in carica, in teoria per il disbrigo degli affari correnti, almeno per altri 6 mesi.
Quanto all’altro presupposto della misura cautelare, i gravi indizi di colpevolezza a carico del governatore, difficilmente il gip farà marcia indietro, proprio per il carattere dei rilievi formulati della Cassazione.
Di fatto i giudici di Trastevere hanno contestato perlopiù la “fattura” delle motivazioni del Riesame, perché oltre alla gravità degli indizi non ne ha valutato la precisione e la concordanza, come chiesto da un’antica scuola di pensiero, e ha dato per scontato e richiamato integralmente, senza ripeterlo, il compendio di tutta l’attività d’indagine – a partire dalle intercettazioni – svolto dal gip. Di conseguenza hanno esaminato solo le prime, negando la possibilità di una lettura incrociata col resto, sulla base di un orientamento giurisprudenziale recente (marzo 2018), senza che i difensori avessero eccepito alcunché al riguardo, per poi evidenziare le lacune che, a quel punto inevitabilmente, si sono aperte.
Detta in termini “commestibili”, è come se il Riesame preparando una frittata di pasta si sia concentrato sulle uova e il “rinforzo”, dando per scontati i maccheroni in bianco preparati dal gip. Salvo poi scoprire che alla Suprema corte soffrono di celiachia, finendo per incassare una severa reprimenda perché – tolto il glutine – nel piatto sono rimaste soltanto uova strapazzate.
Così l’«attribuzione al Pittella della cosiddetta “lista verde” dei raccomandati» nel concorso per l’assunzione di 8 funzionari di categoria protetta all’Asm, e la ricostruzione dell’incontro con l’ex direttore amministrativo dell’Asm, Maria Benedetto, avvenuto nella residenza privata del governatore, a Lauria, sono diventate entrambe «congetturali».
D’altronde nell’ordinanza annullata dalla Cassazione non veniva ripetuto il contenuto, già passato in rassegna dal gip, delle intercettazioni in cui la Benedetto prepara la “lista” spiegando «quelli verdi sono di Pittella», e poi concorda di andare a Lauria per sottoporgli i punteggi della prova scritta. Non veniva contestualizzata nemmeno un’altra intercettazione, successiva all’incontro a Villa Pittella, in cui Benedetto spiega di dover effettuare dei «correttivi», per poi tornare in ufficio e rimettere mano alla graduatoria della selezione “incriminata”, sotto l’occhio delle telecamere della Guardia di finanza. Tantomeno si citavano l’interrogatorio di garanzia, in cui Benedetto dopo l’arresto ha confermato la paternità di quelle raccomandazioni («Avevo mosso un puntino verde (…) Su quelli che (…) sarebbero state le persone gradite a Pittella»), o l’acquisizione di un’altra “lista verde” (riferita a una selezione successiva) scoperta durante le perquisizioni, sempre il giorno dell’arresto, nell’archivio di una dipendente Asm, che ha confermato tutto.
Senza considerare la svista su una delle contestazioni dei difensori, quella sulla possibilità di un’«istigazione implicita» da parte di Pittella configurata dal Riesame, che è stata attribuita per errore ai generici favoritismi riservati ai candidati sponsorizzati, invece che al taroccamento delle graduatorie. Scatenando la dura reprimenda della Suprema corte, immeritata, per un evidente aborto d’accusa, quale sarebbe quella di aver raccomandato qualcuno col pensiero, in effetti difficile da immaginare. Persino a Potenza.
Per la procura, in conclusione, l’impianto accusatorio regge ed è passato indenne, se non per qualche scalfitura, al vaglio giudici della Cassazione. L’attesa è tutta per la decisione del gip.

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