Il tribunale di Potenza

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POTENZA – Il giudice Rosaria De Lucia ha condannato a 3 anni e 7 mesi di reclusione il 46enne balvanese Giuseppe Corbisiero, accusato di maltrattamenti ai danni di un bimbo disabile e altri alunni di una scuola primaria di Ruoti, dove prestava servizio come insegnante di sostegno.

Il Tribunale ha disposto anche la sua sospensione dai pubblici uffici per 5 anni e il pagamento di una provvisionale sul risarcimento dei danni di 10mila euro alla vittima e di 5mila euro a suo padre. In aula, poco prima del verdetto, il pm Michelina Nardozza aveva chiesto una condanna di poco superiore: 4 anni di reclusione. Mentre l’avvocato di Corbisiero, Antonio Iorio, aveva insistito per l’assoluzione criticando l’assenza di elementi a riscontro del racconto delle presunte parti offese.

A margine della lettura del dispositivo soddisfazione è stata espressa dall’avvocato delle parti civili, Clemente Delli Colli, che ha parlato di una condanna che è di monito perché altri non cadano negli stessi errori. Iorio, invece, ha già annunciato ricorso in appello. A marzo del 2018, per questi stessi fatti, Corbisiero era già finito agli arresti domiciliari. Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Potenza erano partite erano partite dalla denuncia presentata dalla famiglia del bimbo disabile, che aveva iniziato a manifestare una particolare insofferenza per la scuola, piangendo ogni volta che doveva uscire di casa. Ascoltato, come i suoi compagni di classe alla presenza di un’esperta in psicologia infantile, ha raccontato tutto: i capelli tirati, gli schiaffi, i pizzichi e gli insulti. Vessazioni che sarebbero avvenute «quotidianamente» e, ovviamente, senza alcun motivo.

I maltrattamenti avrebbero riguardato anche i suoi compagni di classe, tutti bambini di appena 9 anni di età, in un crescendo di insulti e di violenze fisiche e morali. E così, quando un’altra maestra ha proposto loro di scrivere un tema, hanno messo in chiaro le «cose». «No, proprio no», quel giovane maestro proprio non piaceva. Lo hanno fatto sui loro quaderni, che sono poi stati sequestrati nell’ambito delle indagini. All’uomo sono contestati schiaffi e spintoni, insulti («porci e maiali») e minacce ai danni dell’intera classe affinché nessuno riferisse a casa e a scuola, quindi alle famiglie e agli altri insegnanti, quello che lui faceva in aula.

Tra le «cose» da non dire c’erano anche quelle foto «di donne nude» – come hanno annotato gli inquirenti della procura di Potenza – che l’insegnante guardava sul pc che teneva acceso quando, in sostituzione delle maestre di ruolo, era con tutta la classe. Stando ai carabinieri, quindi, le punizioni peggiori sarebbero state inflitte ai bambini proprio quando l’insegnante si accorgeva che avevano «sbirciato» sul suo computer. (l.a.)

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