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POTENZA – La richiesta dell’avvocato De Bonis, a un suo cliente, di 1.500 euro che sarebbero dovuti servire a “comprare” la sentenza di un giudice onorario del Tribunale. Più una strana telefonata dello stesso De Bonis alla titolare di una ditta di giardinaggio sulle modalità di pagamento, in parte anche in “nero”, di 2.500 euro di lavori da effettuare per conto del presidente del Riesame, Aldo Gubitosi, nel giardino di sua proprietà.

Sarebbero questi gli elementi emersi dalle carte dell’inchiesta dei pm di Potenza sul presunto sistema di «collusioni fra pubbliche amministrazioni, professionisti e imprenditori», che sarebbe ruotato attorno allo studio del decano degli avvocati civilisti potentini Raffaele De Bonis, alla base dell’istanza per il suo trasferimento a Catanzaro avanzata dai difensori dei tre indagati agli arresti domiciliari da metà ottobre.

A decidere se accoglierla o meno sarà il collegio composto dai colleghi di Gubitosi, astenutosi dal procedimento proprio in forza dei rapporti intercorrenti con l’anziano avvocato, prima ancora che venisse alla luce il brogliaccio della telefonata in cui si fa il suo nome. In senso contrario, tuttavia, si è già espresso il procuratore capo del capoluogo, Francesco Curcio, che ha voluto presenziare di persona all’udienza di martedì mattina sui ricorsi per il ritorno in libertà di De Bonis, del responsabile dell’ufficio “I” del comando regionale della Guardia di finanza, Paolo D’apolito, e di Biagio Di Lascio, ex segretario particolare dell’ex governatore Marcello Pittella.

Curcio ha ammesso una trasmissione di atti alla procura di Catanzaro, competente per le indagini che riguardano, direttamente o indirettamente, i magistrati ordinari in servizio in Basilicata. D’altro canto ha liquidato la divulgazione del brogliaccio in cui si parla di Gubitosi e dell’annotazione sull’esigenza di appurare l’episodio dei soldi per il Got (contenuta all’interno di un decreto di proroga delle intercettazioni telefoniche, senza l’indicazione del nome del magistrato), come una mera dimenticanza della cancelleria nell’apposizione degli omissis negli atti d’indagine, desecretati e messi a disposizione delle difese. Una prospettazione per cui, ferma restando la competenza dei colleghi calabresi, entrambi gli spunti investigativi andrebbero considerati alla stregua di rami secchi dell’indagine avviata a settembre dell’anno scorso, sulla scorta di un esposto anonimo in cui si accusava De Bonis di pilotare le sentenze del Tar Basilicata. Semplici millanterie, per quanto riguarda la presunta richiesta di denaro da “girare” al giudice onorario, o circostanze irrilevanti per il resto, quantomeno rispetto al “cuore” del sistema di potere costruito dall’anziano avvocato.

Gubitosi, del resto, è lo stesso magistrato che l’anno scorso da presidente del Riesame ha negato per ben due volte il ritorno in libertà all’ex governatore Marcello Pittella, considerato il riferimento politico di De Bonis nonché co-indagato, a piede libero, per un’ipotesi di traffico d’influenze illecite. Al di là di un possibile imbarazzo per un’eventuale mediazione su quei lavori in giardino e il riferimento a un ipotetico pagamento non fatturato, quindi, sono gli stessi inquirenti a lasciare intendere che ci sia ben poco. In caso contrario, infatti, per effetto delle norme stringenti che disciplinano la materia l’intero fascicolo dovrebbe essere trasferito oltre Pollino. Inclusi alcuni spunti investigativi molto più promettenti su cui gli agenti della Squadra mobile del capoluogo, a detta dello stesso procuratore, sarebbero ancora al lavoro.

Il possibile trasferimento a Catanzaro dell’inchiesta era balenato nell’aria già all’indomani dell’arresti con le prime indiscrezioni sul coinvolgimento, a vario titolo (al momento non risultano iscritti sul registro degli indagati), di alcuni dei magistrati in servizio nel Palazzo di giustizia di Potenza, con cui De Bonis ha avuto modo di instaurare relazioni, e in qualche caso vere e proprie consuetudini, in quasi 60 anni di attività professionale ad alto livello.

Tra questi aveva fatto scalpore, in particolare, il nome dell’ex procuratore aggiunto, Francesco Basentini, da oltre un anno in servizio nella capitale, alle dirette dipendenze del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, come direttore del Dipartimento amministrazione penitenziaria.
Basentini è stato sentito come persona informata sui fatti per dare indicazioni sul rapporto di personale conoscenza con l’avvocato, su cui avrebbe fornito chiarimenti puntuali e precisi.
Il verdetto del Riesame è atteso entro venerdì.

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