Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 5 Minuti

POTENZA – Non è emerso «alcun fatto (neanche lontanamente) di rilevanza penale/disciplinare» a carico del presidente del Tribunale del riesame, Aldo Gubitosi, e dell’ex procuratore aggiunto, Francesco Basentini, nell’ambito dell’inchiesta sul sistema di potere che sarebbe ruotato attorno allo studio dell’anziano avvocato civilista Raffaele De Bonis.
Lo ha voluto precisare, ieri mattina, il procuratore capo di Potenza, Francesco Curcio, pochi minuti dopo il deposito della decisione dei giudici di libertà sui ricorsi contro le misure cautelari spiccate a metà ottobre nei confronti di De Bonis, del responsabile dell’ufficio “I” del comando regionale della Guardia di finanza, Paolo D’Apolito, e Biagio Di Lascio (tornato in libertà, ndr), ex segretario dell’ex governatore Marcello Pittella.
In una nota il procuratore spiega di aver mantenuto «un doveroso riserbo» in attesa dell’esito dell’udienza al Riesame. Pertanto, esaurita questa fase del procedimento, ritiene «indispensabile – a tutela di una corretta informazione dell’opinione pubblica e dell’onorabilità dell’autorità giudiziaria potentina – chiarire alcuni profili dell’indagine preliminare in questione, ancora in pieno svolgimento, che notizie di stampa inesatte, quando non del tutto infondate, hanno, invece, rappresentato in modo non corrispondente alla realtà sostanziale e processuale, venendosi a confondere rapporti di conoscenza personale, del tutto leciti (e che al più possono correttamente indurre il magistrato ad astenersi quando il conoscente diviene indagato/imputato in un procedimento da lui trattato) con comportamenti di rilevo penale o disciplinare, che sono ben altra cosa».
Curcio, che per l’arresto dell’anziano avvocato e dei due co-indagati ha rinunciato alla tradizionale conferenza stampa, cita espressamente la “posizione” di Gubitosi e Basentini, da oltre un anno in servizio nella capitale, alle dirette dipendenze del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, come direttore del Dipartimento amministrazione penitenziaria.
In particolare evidenzia che se è vero che nei giorni scorsi sono stati entrambi sentiti in qualità di persone informate sui fatti, come raccontato dal Quotidiano del Sud, non solo sul loro conto non sarebbe emerso nulla, ma sarebbe improprio persino sostenere che abbiano chiarito i loro rapporti con De Bonis. Poiché: «alcun “chiarimento” sulla loro posizione (…) dovevano rendere alla autorità giudiziaria», aggiunge il procuratore. «Posto che di nulla erano sospettati o accusati».
«Sia il dottor Gubitosi che il dottor Basentini – prosegue Curcio -, sono stati doverosamente sentiti, come qualsiasi altra persona informata sui fatti (dunque, quali soggetti estranei ai fatti che in altre sedi) non per chiarire la loro posizione o condotta, ma per riferire in ordine a circostanze relative a vicende emerse dalle investigazioni svolte. Cosa che hanno fatto puntualmente, con dichiarazioni pertinenti».
Il procuratore affronta poi il caso «dei “lavori nel giardino” del dottor Gubitosi», astenutosi durante la composizione del collegio che ha appena deciso sul ricorso presentato dall’avvocato De Bonis, proprio in ragione dei cordiali rapporti, extra-professionali, con l’anziano legale, che non risulta essersi mai occupato personalmente di giudizi penali.
A sollevarlo erano stati alcuni difensori (come riportato sempre dal Quotidiano del Sud, ndr) nell’udienza al Riesame di martedì, per chiedere il trasferimento dell’inchiesta a Catanzaro, che è la sede competente per le indagini che interessano, direttamente o indirettamente, i magistrati in servizio in Basilicata. Il tutto sulla scorta del brogliaccio di un’intercettazione sfuggita agli omissis dei pm, in cui l’addetto all’ascolto delle telefonate riassume un breve dialogo tra l’avvocato De Bonis e la titolare di una ditta di giardinaggio, che lui stesso aveva raccomandato al magistrato, sul compenso per i lavori che quest’ultimo le aveva commissionato, accennando anche alla possibilità di un pagamento «in nero» (così letteralmente nel testo del brogliaccio, depositato tra gli atti a disposizione degli avvocati).
Curcio parla di una circostanza di cui si sarebbe dato conto «in modo allusivo», che invece «risulta del tutto priva di rilevanza penale e/o disciplinare, per come compiutamente emersa dalle investigazioni svolte».
Da ultimo il procuratore affronta il tema dei rapporti con i colleghi di Catanzaro, rimarcando come, «sia in questo che in altri casi, (…) sia con riguardo alle indagini in corso (e alle modalità del loro svolgimento) che con riguardo alla competenza di ciascuno ufficio in relazione ai diversi fatti per cui ciascuno deve procedere», restino «di piena ed assoluta sintonia».
A riguardo il procuratore, che di fronte al Riesame ha ammesso l’avvenuta trasmissione di alcuni atti oltre Pollino, non cita in maniera esplicita l’altro episodio sfuggito agli omissis sugli atti messi a disposizione delle difese: un’intercettazione in cui De Bonis parrebbe chiedere del denaro a un suo cliente per «comprare» la sentenza di un giudice onorario.
La deflagrazione dell’inchiesta condotta dagli agenti della Squadra mobile di Potenza, nata da un esposto anonimo in cui si denunciavano alcune presunte sentenze pilotate al Tar Basilicata, era stata accompagnata fin dal primo giorno da voci incontrollate, rilanciate da altre testate locali, sul coinvolgimento di magistrati in servizio nel palazzo di giustizia del capoluogo, dati i noti «rapporti di conoscenza personale» (per utilizzare le parole del procuratore) tra alcuni di loro e l’anziano civilista. Su altre testate locali si è teorizzata persino un’inesistente inimicizia di lunga data tra Gubitosi e De Bonis, che sarebbe stata alla base dell’astensione del primo dalla trattazione del procedimento a carico del secondo. Inoltre si è accennato all’esistenza di una relazione di servizio redatta da un giudice non meglio identificato che avrebbe messo nero su bianco di essere stato avvicinato, circa un anno fa, dall’avvocato, che poi avrebbe fatto cadere la discussione su un procedimento che stava trattando in quei giorni, in cui non risultava tra i difensori costituiti.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •