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I rilievi sulla piazzola dello scalo di Vaglio dove sono avvenuti i fatti che hanno portato alla morte di Fabio Tucciariello

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POTENZA – E’ stata fissata per il 10 giugno davanti al giudice Federico Sergi, emergenza sanitaria permettendo, la prima udienza del processo col rito immediato per 25 ultras della Vultur Rionero, imputati per i tragici fatti di domenica 19 gennaio allo scalo di Vaglio, che hanno portato alla morte del loro compagno 39enne Fabio Tucciariello.
Lo ha deciso il gip Lucio Setola accogliendo la richiesta presentata dal pm Antonio D’Antona, dal procuratore aggiunto di Potenza, Maurizio Cardea, e dal procuratore distrettuale Francesco Curcio.
Nei capi d’imputazione per tentate lesioni, danneggiamento, violenza privata e porto di armi improprie si conferma che l’aggressione in strada ai tifosi rivali del Melfi, nella prima domenica in cui entrambe le squadre giocavano in trasferta, sarebbe stata «preordinata, pianificata e organizzata», con tanto di sopralluogo. Quindi si addebita agli stessi tifosi della Vultur l’aver creato «una situazione di serio pericolo per l’incolumità pubblica e individuale» da cui è scaturita la morte di Tucciarello.
Gli inquirenti hanno stralciato, invece, le accuse di omicidio e lesioni per il 30enne melfitano Salvatore Laspagnoletta, a cui viene contestato di aver accettato «il rischio» di investire qualcuno con la sua Punto Abarth, fuggendo dalla piazzola all’altezza dello scalo di Vaglio dove i tifosi della Vultur si erano appostati per assalire il corteo dei melfitani in viaggio al seguito della loro squadra verso Tolve (sul posto sono stati trovati anche un tirapugni di acciaio e un pesante svita bulloni, oltre a decine di bastoni di plastica dura utilizzati come porta bandiere).
Nei suoi confronti il gip, convalidando l’arresto e motivando le esigenze cautelari, si era spinto a ipotizzare una “manovra killer” per vendicarsi dell’aggressione in corso. Ma la relazione preliminare del consulente tecnico dei pm, depositata al Riesame, ha escluso brusche sterzate e ha paventato la possibilità che Laspagnoletta abbia effettivamente guidato alla cieca, dopo la rottura del tergicristallo dell’auto per una bastonata inferta dalla prima linea degli ultras del Rionero. Senza vedere, quindi, né Tucciariello né gli altri tre che sarebbero stati colpiti dall’auto durante la fuga.
In seguito il Riesame, che ha concesso gli arresti domiciliari a lui come al grosso dei tifosi rioneresi, rimasti in carcere due settimane e mezzo, aveva ulteriormente avvalorato la tesi della legittima difesa.
In particolare i giudici avevano evidenziato la scomparsa dalla scena del crimine di almeno 5 spranghe di ferro avvistate sul posto dalla prima auto della polizia intervenuta, che poi si è messo all’inseguimento di Laspagnoletta.
Per quest’ultimo, quindi, le indagini restano aperte. Ma non è escluso che alla fine i pm possano optare per una richiesta di archiviazione.

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