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Il tribunale di Potemza, sede della Procura e della Direzione distrettuale antimafia

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POTENZA – Pare destinata a chiudersi entro fine mese la contesa per la guida della Procura della Repubblica di Potenza, e della Direzione distrettuale antimafia lucana, tra il procuratore in carica, Francesco Curcio, e il “suo” pm esperto Laura Triassi.

Nei giorni scorsi, infatti, la commissione incarichi direttivi del Csm ha preso atto delle sentenze del Consiglio di Stato, che a gennaio aveva annullato, per vizi di motivazione, la nomina del primo alla guida dell’ufficio inquirente potentino, quella di Raffaello Falcone come procuratore aggiunto a Napoli, e quella di Annamaria Lucchetta come procuratore capo a Nola. Tutte pronunce scaturite da ricorsi presentati da Triassi contro precedenti delibere del Csm che ne avevano frustrato le ambizioni.

Il risultato è stata la designazione all’unanimità del pm napoletano in servizio a Potenza dal 2009, che per due anni è stato anche procuratore capo facente funzioni, per l’incarico più datato dei tre: quello di procuratore capo a Nola. Nel giro di due/tre settimane, quindi, è probabile che la nomina arrivi al plenum dell’organo di autogoverno della magistratura, dove a meno di clamorose sorprese verrà ratificato.

Con la partenza di Triassi per il tribunale del piccolo centro ai confini dell’area metropolitana di Napoli, dovrebbe essere una pura formalità anche la conferma di Curcio alla guida della procura di Potenza.

Resta da capire, tuttavia, che ne sarà delle inchieste e dei processi più importanti gestiti dal pm nel capoluogo lucano. Su tutti il dibattimento Eni – Tempa Rossa, sulla gestione di reflui ed emissioni del Centro olio di Viggiano e le corruttele sui lavori per l’avvio delle estrazioni di Total nella vicina Corleto Perticara.

Prima dell’interruzione delle attività giudiziarie per la crisi sanitaria tuttora in corso il collegio presieduto da Rosario Baglioni aveva anche “aperto” alla divisione del processo in due, con la definizione entro l’estate della prima parte, quella sulla gestione dell’impianto Eni, e il rinvio a settembre del resto. A causa delle udienze saltate in queste settimane di quarantena, quindi, il rischio è che l’accusa si trovi costretta a cambiare il suo rappresentante in aula proprio al momento di tirare le conclusioni. Un oggettivo svantaggio, data soprattutto la complessità delle contestazioni, rispetto alle difese, particolarmente presenti e agguerrite fin dall’inizio del dibattimento.

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