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POTENZA – Prosciolti l’ex presidente del Potenza sport club, Giuseppe Postiglione, l’ex consigliere regionale Luigi Scaglione e tutti gli altri imputati del processo sulla calciopoli rossoblu. Tranne uno.

È questo il verdetto emesso ieri mattina dal collegio del Tribunale di Potenza presieduto da Federico Sergi, accogliendo l’istanza avanzata a gennaio dal legale dell’ex patron, che nel 2009 finì in carcere per le accuse mossegli dall’allora pm antimafia Francesco Basentini, e venne radiato dalla Federazione italiana gioco calcio proprio a seguito di quanto emerso dall’inchiesta sulla presunta calcio-connection tra sport e malavita all’ombra dello stadio Viviani.

L’avvocato Donatello Cimadomo aveva citato, in particolare, le sentenze con cui Cassazione nei mesi scorsi ha liquidato come una semplice associazione di spacciatori di droga la “famiglia basilisca” costituita a metà degli anni ’90 dal boss Antonio Cossidente, poi diventato collaboratore di giustizia, e da un gruppo di pregiudicati di tutta le regione, bocciando la tesi sulla costituzione di una nuova mafia tutta lucana.

Il legale aveva evidenziato anche altre pronunce della Cassazione che avevano bocciato le accuse di associazione mafiosa, prima, e poi di associazione a delinquere semplice con l’aggravante del metodo mafioso, contestate a uno dei coimputati nel processo sulla calciopoli, Michele Scavone (assistito dall’avvocato Gaetano Basile). Lo stesso Scavone che in almeno un’occasione, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto il compito di mettere “a posto” un tifoso che aveva osato contestare il patron, e nel 2012 ha optato per il rito abbreviato.

Quanto basta, insomma, per una pronuncia di proscioglimento per insussistenza del fatto dall’accusa di mafia, e la cancellazione dell’aggravante mafiosa dal resto dei reati contestati. Col risultato di accorciare drammaticamente i tempi di prescrizione di questi ultimi. Proprio come avvenuto, a luglio, in un altro processo generato dalle inchieste sulla “famiglia basilisca”: quello sui rapporti con la politica, in cui erano imputati, tra gli altri, l’ex vice presidente della giunta regionale Agatino Mancusi (Udc), dimessosi a novembre del 2012 sull’onda dello scandalo, e lo stesso Scaglione (entrambi restano comunque a processo rimborsopoli, ndr).

Tolta l’accusa di associazione mafiosa, Postiglione sarebbe rimasto imputato per una presunta associazione a delinquere semplice, finalizzata alle frodi sportive (scommesse su partite combinate), che nel 2009 aveva messo d’accordo sia il gip che firmò gli arresti, Rocco Pavese (il primo a dubitare degli indizi sull’accusa di 416bis), che Riesame e Cassazione, unanimi nel confermare le misure cautelari. Mentre per Luigi Scaglione, assistito dall’avvocato Aldo Morlino e Rosanna Agatiello, il concorso esterno in associazione mafiosa sarebbe diventato concorso esterno in associazione semplice.

Per il deposito delle motivazioni della sentenza, ad ogni modo, il collegio ha chiesto 90 giorni.

Assieme a Postiglione, Scaglione, e Scavone, ieri sono stati prosciolti da tutte le accuse anche Pasquale Giuzio (assistito dall’avvocato Leo Chiriaco), Luca Evangelisti (Libera D’Amelio), Ettore Todaro, Antonio Di Pasquale e Donato Lapolla (Cristiano Cuomo).

Resta a processo, invece, il commercialista Aldo Fanizzi, ma per un’ipotesi di usura e e un’altra di estorsione che non hanno nulla a che vedere coi “leoni” del Viviani, il calcio-scommesse e quegli strani rapporti intrecciati sugli spalti dello stadio.

Secondo la tesi iniziale degli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia, appena sconfessata – almeno in parte – dal collegio del Tribunale, il clan Cossidente aveva affiancato il patron del Potenza sport club, mirando a sviluppare una serie di attività commerciali e al progetto di un nuovo stadio cittadino. Indagando su questo era poi emerso delle partite truccate e delle scommesse proibite del presidente dei rossoblu, che in almeno un’occasione, il match Potenza-Salernitana del 20 aprile del 2008, avrebbe dato via per soldi i tre punti della vittoria in casa.

Dopo l’addio al mondo del calcio, Postiglione era arrivato a un soffio dall’ingresso nel consiglio comunale i Potenza, nel 2014, e in seguito si è concentrato sulla guida del gruppo editoriale di famiglia (Radio Potenza centrale – Cronache lucane). Resta tuttora a processo, però, per una tentata estorsione all’ex assesore comunale Giovanni Salvia che si sarebbe consumata dietro la minaccia di diffondere un suo video compromettente.

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