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Il tribunale di Potenza sede della Procura

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POTENZA – Una vera e propria bomba giudiziaria pronta a scuotere dalle fondamenta la Regione Basilicata e almeno 4 comuni lucani. Proprio mentre l’amministrazione guidata dal governatore Vito Bardi si appresta a compiere il giro di boa del suo mandato quinquennale alla guida di via Verrastro.

È questa la dimensione reale dell’inchiesta sulla mala politica lucana condotta dal procuratore capo di Potenza, Francesco Curcio, e dal pm Vincenzo Montemurro, in cui risultano indagati almeno una quindicina di nomi illustri per accuse che vanno dalla concussione all’abuso d’ufficio, passando per l’associazione a delinquere e lo scambio elettorale politico-mafioso.

Un’inchiesta datata 2019, su cui nel giro di qualche mese i magistrati dovrebbero tirare le somme decidendo, come minimo, che cosa mandare a giudizio, e cosa in archivio.

ISCRIZIONI ECCELLENTI

Nel mirino degli inquirenti sono finiti, tra gli altri, 2 dei 5 assessori regionali della giunta Bardi, i forzisti Franco Cupparo (attività produttive) e Rocco Leone (sanità), e il segretario particolare del governatore, Mario Araneo.

Ma anche il capogruppo azzurro in Consiglio regionale, Francesco Piro, il direttore generale del dipartimento Salute della Regione, Ernesto Esposito, e il suo omologo dell’azienda ospedaliera regionale San Carlo, Giuseppe Spera. Quindi, ancora, i sindaci di Lagonegro, Maratea, Ruoti e San Severino Lucano: Maria Di Lascio, Daniele Stoppelli, Anna Scalise e Franco Fiore. Due di estrazione di centrodestra, e due centrosinistra.

Come pure, in quota Partito democratico – minoranza, il senatore Salvatore Margiotta, già sottosegretario ai Trasporti del governo Conte II, l’ex governatore Marcello Pittella, e il suo ex segretario particolare, Biagio Di Lascio.

L’ORIGINE DELL’INCHIESTA

I fatti alla base delle accuse nei loro confronti, tutte da dimostrare trattandosi di indagini preliminari, sarebbero emersi durante gli accertamenti della squadra mobile di Potenza sul presunto sistema di «collusioni fra pubbliche amministrazioni, professionisti e imprenditori».

Sistema che sarebbe ruotato attorno allo studio legale di un noto avvocato civilista del capoluogo lucano, Raffaele De Bonis Cristalli.

A ottobre del 2019 De Bonis è finito agli arresti domiciliari per corruzione, corruzione in atti giudiziari, traffico d’influenze illecite, rivelazione di segreto istruttorio e accesso abusivo a sistema informativo. Contestazioni che gli venivano mosse in concorso, talvolta, con l’ex responsabile della sezione di “intelligence” del comando regionale della Guardia di finanza, Paolo D’Apolito, e talaltra con l’ex governatore Pittella e il suo segretario Di Lascio.

Già all’epoca, però, il procuratore era stato molto chiaro nell’evidenziare che quanto venuto alla luce, era solo un «primo e iniziale filone d’indagine» di una «più vasta indagine (ancora in pieno svolgimento) riguardante estese, reiterate ed illecite collusioni fra pubbliche amministrazioni, professionisti e imprenditori in Basilicata». Solo che a stretto giro era arrivata una parziale battuta d’arresto al Tribunale del riesame, dove si è incagliata l’accusa di traffico d’influenze nei confronti di Pittella e Di Lascio.

Quindi tra ricorsi in Cassazione e avvicendamenti di magistrati, a processo sono finiti soltanto alcuni episodi addebitati all’avvocato e al suo amico finanziere, mentre l’inchiesta “bis” si è inabissata. Basti pensare che inizialmente il pm titolare del fascicolo era Maria Cristina Gargiulo, trasferitasi in altra sede, a cui sono succeduti Valeria Farina Valaori, attuamente applicata al Csm, e in terza istanza Montemurro.

LE IPOTESI DEI PM

A dicembre dell’anno scorso, a dire il vero, un primo segnale del fuoco che covava sotto le ceneri era arrivato dalla notifica di alcuni avvisi di proroga delle indagini in cui compariva anche Piro, capogruppo di Forza Italia nel parlamentino lucano. Ma altri avvisi sarebbero in partenza nelle prossime settimane dopo la scadenza dei termini di durata delle indagini previsti a partire dall’iscrizione delle notizie di reato. La maggior parte di delle ipotesi d’accusa contestate, d’altronde, risulta collegata a un’informativa depositata addirittura a gennaio del 2020.

Tra queste, in totale una cinquantina, spicca senz’altro il presunto concorso in un’ipotesi di corruzione e turbativa d’asta tra l’assessore regionale alla Sanità, Leone, il senatore Margiotta, la non ancora sindaca di Lagonegro Di Lascio (eletta a settembre 2020), i due fratelli Francesco e Vincenzo Piro, sempre di Lagonegro, un funzionario comunale del centro valnocino, Lorenzo Buldo, e un paio di costruttori della zona.

Il segretario del governatore Bardi, Araneo, risulta indagato, invece, per due distinte associazioni a delinquere finalizzata alla turbativa nella scelta del contraente. La prima col direttore generale del dipartimento Salute della Regione, Esposito, e Nicola Timpone, direttore artistico del Marateale, il festival del cinema della Perla del Tirreno. E la seconda con Pittella, il segretario di quest’ultimo Di Lascio, l’imprenditore potentino Maurizio De Fino (titolare di importanti appalti di servizi per la Regione), e l’avvocato De Bonis.

L’OMBRA DEI CLAN

Ma la vicenda più inquietante è senz’altro quella ambientata ancora una volta nel centro valnocino e sottesa all’ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso a carico del capogruppo Piro, della sindaca Di Lascio, dell’ex sindaco di Lagonegro Domenico Mitidieri (ex Pd da anni più vicino a posizioni di centrodestra), e di un ex collaboratore della segreteria politica di Piro in Regione, Tonj Borreca.

Con loro, infatti, risulta indagato in concorso un nome già noto alle cronache locali:Biagio Riccio, macellaio condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione per gli attentati con finalità estorsive messi a segno, tra il 2013 e il 2014, ai danni di alcune ditta al lavoro sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria.

LO SCONTRO SULLA SANITA’

Leone risulta iscritto anche per concussione e induzione indebita sulla scorta di un’informativa integrativa depositata a febbraio del 2020.

Il mese successivo, invece, sarebbe emersa un’ulteriore ipotesi di turbativa nella scelta del contraente nei confronti di Piro e dell’assessore alle Attività produttive, Cupparo.

Mentre a novembre del 2020, tra le righe di un’ulteriore informativa ai pm, si è materializzata l’accusa di abuso d’ufficio e omissione d’atti d’ufficio per Leone, Piro e l’attuale direttore generale del San Carlo Spera (in precedenza direttore amministrativo dell’Asp). Iscrizioni, quest’ultime, che è difficile non associare alle dichiarazioni rese ai pm di Potenza dal predecessore di Spera al San Carlo, Massimo Barresi, poco dopo la sua decadenza dell’incarico, ad agosto del 2020, per effetto di una sentenza del Tar non appellata dalla Regione.

Un’ultima integrazione alle indagini, ad ogni modo, risulta depositata a gennaio 2021 e ha portato a un’iscrizione aggiuntiva a carico di Cupparo per un’ipotesi di concussione.

GLI ALTRI INDAGATI

Nel registro degli indagati compaiono inoltre, sempre per fatti ancora in via di accertamento: l’imprenditore altamurano dei rifiuti ed ex patron del Matera calcio, Saverio Colummella (abuso d’ufficio in concorso, turbativa d’asta e turbativa nella scelta del contraente); l’ex segretario generale del Comune di Potenza, Giovanni Moscatiello, l’imprenditrice potentina Luciana De Fino (figlia di Maurizio, ndr) e il funzionario della stazione appaltante della Regione, Vincenzo Ierace (turbativa nella scelta del contraente in concorso); il titolare della Geocart spa di Potenza, Antonio Colangelo (corruzione ed evasione fiscale con fatturazione per operazioni inesistenti); l’attuale sindaco di Ruoti, Anna Scalise e due dei suoi assessori, Angelo Damiano e Franco Gentilesca (abuso d’ufficio); e l’ex sindaco di Ruoti Angelo Salinardi (diffamazione, calunnia, corruzione, abuso d’ufficio, trasferimento fraudolento di valori).

Due ulteriori capi d’imputazione provvisoria, infine, chiamano in causa i sindaci di Lagonegro, Maratea e San Severino, vale a dire Di Lascio, Stoppelli e Fiore, per un’ipotesi di peculato e truffa aggravata in concorso con Piro, Pittella, Timpone, la presidente dell’associazione che organizza la festa del cinema di Maratea, Antonella Caramia, la presidente della Pro Loco di Lagonegro e collaboratrice del gruppo di Forza Italia in Regione, Donata Martina Manzolillo, e l’ex direttore della Lucana film commission, e attuale vicedirettore del Quotidiano del Sud, Paride Leporace.

«Apprendo dai miei colleghi di essere indagato per ipotesi di reato di cui non conosco natura e circostanze». Ha dichiarato Leporace commentando la notizia degli accertamenti in corso. «Ho fiducia nel mio operato alla guida della Lucana film commission, sempre improntato al rispetto delle regole e alla trasparenza».

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