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POTENZA – Quel fiorire di ipotesi di reato tra le mani dei pm, che ha portato all’iscrizione di tanti nomi illustri nell’attuale maggioranza regionale, potrebbe non essere frutto del “caso”, o di parole avventate pronunciate al telefono da qualcuno che non sapeva di essere intercettato. Bensì il prodotto di un piano studiato a tavolino per regolare i conti all’interno della maggioranza, indirizzando agli inquirenti i soliti esposti anonimi con tutte le informazioni necessarie per rendere quasi obbligata l’apertura di un’indagine al riguardo.


C’è anche questo tra i sospetti che animano le discussioni all’interno degli uffici regionali scossi in maniera più violenta dalle notizie sulla maxi inchiesta dei pm di Potenza sulla mala politica lucana.


Dietro alle dichiarazioni ufficiali diramate a stretto giro in seguito agli articoli del Quotidiano del Sud, con le solite attestazioni di serenità e fiducia nella magistratura, la tensione ha raggiunto livelli senza precedenti. Tanto più che rispetto alle ipotesi d’accusa rappresentate nei pochi avvisi di proroga delle indagini già notificati il peso delle contestazioni è cresciuto in maniera considerevole. Con la comparsa di reati come la concussione, la corruzione e lo scambio politico elettorale mafioso, contestata al capogruppo di Forza Italia in Consiglio Francesco Piro, che fanno temere una richiesta di misure cautelari. Specie se raffrontati con quelli di abuso d’ufficio e falso che costarono gli arresti domiciliari all’ex governatore Marcello Pittella.


In realtà nella cerchia più stretta attorno all’attuale governatore Vito Bardi, quella di cui non farebbe più parte il segretario-indagato Mario Araneo, qualcuno l’odore della pioggia in arrivo l’aveva sentito. Ma oggi la consegna è quella del silenzio quindi si riesce soltanto a raccogliere parole pronunciate a mezza bocca.
Stesso discorso dall’altra parte, tra chi rischia di finire a processo, o peggio, se l’inchiesta dei pm di Potenza non dovesse rivelarsi un fuoco di paglia. Qui però è evidente il tentativo auto-assolutorio di ricondurre le accuse formulate dai magistrati potentini alle faide interne al centrodestra lucano. Un tentativo neanche troppo difficile, a ben vedere, data l’evidente litigiosità mostrata dai conquistatori dei palazzi di via Verrastro, dopo quasi 50 anni ininterrotti di amministrazioni di centro e centro-sinistra.


Dunque le accuse a Franco Cupparo e Rocco Leone? Pilotate per propiziare il rimpasto di giunta annunciato dal governatore proprio per i prossimi mesi, sostiene qualcuno. Stesso discorso per quelle a un fedelissimo del governatore come Mario Araneo, che a lungo ha fatto da filtro tra Bardi e le intemperanze della sua stessa maggioranza, oltre che le istanze di ogni tipo in arrivo dal variegato “mondo di fuori”.


Vero o falso si capirà soltanto quando le indagini saranno definite. Perché questo avvenga, tuttavia, potrebbero volerci ancora diversi mesi. Tempo prezioso per chi vede vacillare postazioni ambitissime come quelle all’interno della giunta o alla guida di uno dei dipartimenti della Regione. Basti pensare che tra gli indagati c’è anche il direttore generale del dipartimento Salute, e proprio a fine mese è prevista una nuova seduta di giunta con all’ordine del giorno la nomina dei nuovi vertici dei dipartimenti. Indagini permettendo.

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