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POTENZA – Cancellate le condanne per usura a Nicola Giordano, ex dirigente dell’Ente irrigazione, e Gerardo Vernotico, titolare di un circolo ricreativo di Potenza. Confermati i 5 anni di carcere, invece, per un altro titolare di un ricreativo del capoluogo, Matteo Di Palma.
Si è chiuso così, ieri mattina, il processo d’appello ai presunti finanziatori dei giri d’usura di Renato Martorano.


La Corte presieduta da Cataldo Collazzo, e completata da Rosa D’Amelio e Giovanni Paternoster, ha dichiarato prescritte, in particolare, le accuse a Giordano, che in primo grado era stato condannato a 4 anni di reclusione, ed è stato difeso, inizialmente, dall’avvocato Gino Angelucci, quindi da Carlo Glinni, presente nell’udienza di ieri. Assolto con formula piena, invece, Vernotico, che in primo grado era stato condannato a 3 anni di reclusione ed era difeso dallo stesso Angelucci. Mentre per Palma, difeso dall’avvocato Mario Marinelli, i giudici hanno ritenuto di confermare la pronuncia di primo grado, arrivata a marzo di tre anni fa.


I fatti risalgono ai primi anni 2mila, quando iniziò il tracollo finanziario di Carmine Guarino, a lungo considerato il “re” di alfalto e conglomerati bituminosi di Potenza, e tra gli imprenditori più vicini al boss Renato Martorano. Lo stesso Martorano che da anni veniva indicato come il referente della ‘ndrangheta nel capoluogo di regione, e di recente è tornato in libertà dopo aver finito di scontare una condanna a 14 anni di reclusione per usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Proprio per questa vicenda.
Nel 2008 i carabinieri del Ros fecero irruzione nell’abitazione di Guarino e trovarono una serie di “pizzini” manoscritti da Martorano, che poi lo stesso imprenditore avrebbe contribuito a decriptare, spiegando che si trattava di appunti su cui l’ex «amico» teneva la contabilità di quanto andava restituito ai suoi finanziatori, indicati con delle sigle.


Tra loro Guarino avrebbe indicato, oltre a Di Palma, Giordano e Vernotico, anche altri due imprenditori, per cui le accuse si sono dissolte in primo grado. Quindi ha spiegato di aver pagato per anni qualcosa come il 10-11% al mese del capitale iniziale ricevuto, per un’esposizione che in certi periodi avrebbe raggiunto cifre di diverse centinaia di migliaia di euro, fino al fallimento della sua Conglomerati bituminosi srl.
A settembre del 2009 Di Palma, Giordano e Vernotico erano stati raggiunti anche da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per le accuse mosse nei loro confronti dalla Direzione distrettuale antimafia. Per Giordano, inoltre, era stato disposto anche il sequestro ai fini di confista di un appartamento, che dopo la sentenza di ieri dovrebbe ritornare nella sua piena disponibilità .

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