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POTENZA – La svendita di indagini e processi sull’ex Ilva di Taranto, per garantire sopra ogni cosa il prosieguo della produzione, non sarebbe stato il frutto dell’incontro tra un magistrato di provincia e un gruppo di avvocati carrieristi. Ma il risultato di un’intesa ad alto livello tra il plenipotenziario del governo italiano e un procuratore designato dal Csm su indicazione dello stesso governo.
E’ questo lo scenario che emerge dagli ultimi sviluppi dell’inchiesta sulle presunte corruttele al vertice della procura della Città dei due mari condotta dai pm di Potenza, competenti per le indagini sui colleghi del distretto giudiziario di Lecce. Sviluppi che ieri mattina hanno portato all’esecuzione di una nuova misura cautelare nei confronti del 52enne Enrico Laghi, uno dei tre ex commissari nominati all’inizio del 2015 dall’allora ministra dello Sviluppo economico del governo Renzi, Federica Guidi, per guidare l’amministrazione straordinaria dell’acciaieria, ceduta 3 anni dopo in “affitto” ad Arcelor Mittal.


A puntare il dito contro Laghi è stato, in particolare, Nicola Nicoletti, che proprio in quel periodo prestava servizio come consulente dei commissari dell’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva.
A giugno Nicoletti era già stato raggiunto da un’ordinanza di misure cautelari, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari, assieme all’ex procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, e i due avvocati che secondo i pm di Potenza avrebbero goduto di incarichi da parte dell’amministrazione dell’acciaieria grazie alla loro vicinanza al procuratore. Vale a dire il molfettese Giacomo Ragno, considerato un amico di Capristo da quando questi era ancora procuratore a Trani, e il più noto Piero Amara, a lungo anche legale dell’Eni e arrestato una prima volta nel 2018 nell’ambito di un’inchiesta su una presunta compravendita di sentenze in Consiglio di Stato.


Interrogato dagli inquirenti potentini, Nicoletti ha indicato in Laghi il «mandante» dell’operazione di avvicinamento a Capristo. Operazione che si sarebbe concretizzata in occasione di alcune cene nella casa romana di Amara, da tempo in rapporti privilegiati col procuratore, che aveva anche sostenuto al Csm nella corsa a un nuovo incarico direttivo.
L’affidamento di incarichi legali ad Amara per 90mila euro, pertanto, sarebbe stato proprio una ricompensa per la sua intermediazione. Mentre quelli per oltre 270mila euro euro a Ragno un’esplicita richiesta di Capristo. Così ieri mattina gli agenti della Squadra mobile e dell’aliquota di polizia giudiziaria della Guardia di finanza di Potenza, oltre agli arresti domiciliari, hanno eseguito nei confronti dell’ex commissario anche un’ordinanza di sequestro per equivalente delle somme in questione.
Nicoletti ha raccontato persino un episodio in cui il procuratore capo di Taranto, attraverso Amara, si sarebbe rivolto a lui, e di rimando a Laghi, per l’individuazione di un consulente che avrebbe dovuto assistere i pm titolari di un’indagine “contro l’acciaieria” sulla morte di un operaio all’interno dello stabilimento.


Pertanto per il gip Antonello Amodeo, che ha firmato l’ordinanza di misure cautelari, le dichiarazioni dell’ex consulente di Ilva sarebbero riscontrate da quelle del discusso avvocato siciliano. Lo stesso Amara al centro della bufera per le sue accuse su una presunta superloggia massonica segreta denominata Ungheria.

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