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POTENZA – E’ appeso a una scelta “di campo” il destino dell’inchiesta sulla mala politica lucana, per cui nei mesi scorsi sarebbero state iscritte sul registro degli indagati della Procura di Potenza almeno una cinquantina di persone. Inclusi, tra gli altri, gli assessori regionali Franco Cupparo (attività produttive) e Rocco Leone (sanità). Più il capogruppo azzurro in Consiglio regionale, Francesco Piro, gli ultimi due direttori generali dell’azienda ospedaliera regionale San Carlo, Massimo Barresi e Giuseppe Spera, e il direttore generale in carica del Dipartimento salute di via Verrastro, Ernesto Esposito. Quindi il senatore Salvatore Margiotta (Pd), già sottosegretario ai Trasporti del governo Conte II, una pattuglia variegata di primi cittadini lucani e persino un alto magistrato come la procuratrice aggiunta di Palermo, Annamaria Piccozzi.


E’ questa la sensazione che si respira in attesa di conoscere per quali e quante delle ipotesi d’accusa formulate verrà chiesta l’archiviazione dal pm titolare del fascicolo, Vincenzo Montemurro, che lo ha ereditato nei mesi scorsi dalle colleghe Valeria Farina Valaori e Cristina Gargiulo. E per quante, invece, si opterà per una richiesta di rinvio a giudizio, se non proprio di arresti e misure cautelari, che per alcuni dei reati contestati a vario titolo (corruzione, concussione, turbativa d’asta, associazione a delinquere, e scambio elettorale politico-mafioso) non apparirebbero eccessive.


Il caso emblematico, in questo senso, appare quello dell’ex direttore generale del San Carlo, Massimo Barresi, che da indagato a un certo punto si sarebbe trasformato in superteste dell’accusa su una serie di circostanze.
Proprio sulla “testa” dell’ex dg, infatti, all’inizio dell’anno scorso si è consumata la prima vera faida all’interno dei palazzi della Regione tra maggiorenti dell’amministrazione guidata dal governatore Vito Bardi. Con la deflagrazione delle tensioni tra l’assessore Leone, con al fianco il suo direttore generale, Esposito, e l’uomo scelto dall’ex governatrice facente funzioni Flavia Franconi, a dicembre 2018, per guidare l’azienda ospedaliera regionale.

Fino alla decisione della giunta regionale di non impugnare la sentenza del Tar che ha annullato la nomina di Barresi, accogliendo il ricorso presentato dal suo successore, Spera. Uno strappo impensabile soltanto qualche mese prima. Soprattutto se si considera il rapporto privilegiato che l’ex dg era riuscito a costruire con l’onnipresente segretario del governatore, Mario Araneo, noto per l’abilità nell’intessere relazioni a vari livelli. Incluso il mondo dell’informazione, e quello di forze dell’ordine e autorità giudiziarie.


Dopo l’apparente accantonamento delle accuse a Barresi, quindi, c’è da capire che destino avranno proprio quelle mosse ad Araneo, a carico del quale risultano ipotizzate due distinte associazioni a delinquere finalizzate alla turbativa nella scelta del contraente. Così come, all’opposto, quelle a Leone ed Esposito. Un destino giudiziario che potrebbe avere ulteriori, importanti ripercussioni sugli equilibri di potere in Regione e le loro proiezioni.
Basti pensare all’allontamento, di fatto, di Araneo, consumatosi all’indomani delle notizie sulla maxi-inchiesta dei pm di Potenza pubblicate dal Quotidiano del Sud. O alle voci insistenti di un avvicendamento ai vertici del Dipartimento salute che a brevissimo priverebbe Esposito del suo incarico, e di un rimpasto di giunta che priverebbe Leone del suo assessorato.

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