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Lo stabilimento di Tempa Rossa

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POTENZA – Le infiltrazioni tra appalti e subappalti del programma di estrazioni di petrolio e gas di Total e soci nella Valle del Sauro potrebbero non essere state un fatto episodico. Tantomeno legato alla criminalità importata con la manodopera arrivata da mezza d’Italia sul cantiere del centro olio Tempa Rossa, a Corleto Perticara.

C’è anche questo tra i sospetti che emergono dai verbali del 24enne Mateusz Jakub Wilk, di origini polacche ma da tempo residente a Policoro, il primo dei nuovi pentiti dell’Antimafia lucana sugli affari criminali della mala del metapontino.

A fare il nome di Tempa Rossa agli inquirenti, a gennaio dell’anno scorso, è stato proprio Wilk, considerato un «picchiatore» del clan degli scanzanesi. Riferendo quanto a sua conoscenza su un 37enne di Stigliano, Angelo Calvello, che meno di 2 mesi fa è stato condannato a 17 anni di reclusione, in primo grado, per traffico di stupefacenti.

Per un periodo, infatti, Calvello avrebbe abitato a Policoro, e Wilk l’avrebbe conosciuto tramite un noto pregiudicato di Policoro, il 36enne Francesco Cuppone.

Questa la circostanza riferita agli inquirenti, e raccolta in uno dei verbali desegretati – in parte – nei mesi scorsi, e già a disposizione dei difensori di alcune delle persone accusate dal 24enne. Il tema delle infiltrazioni mafiose negli affari collegati alle attività estrattive è stato al centro anche dell’intervento del procuratore capo di Potenza, Francesco Curcio, all’incontro intitolato “Ambiente e salute nella transizione ecologica” organizzato venerdì scorso, proprio a Stigliano, dall’Associazione nuova sanità e benessere.

«Si è rilevato in procedimenti che sono in corso – ha spiegato il procuratore – la gestione talora da parte di soggetti legati alla criminalità organizzata della manodopera che viene impiegata presso questi centri petroliferi».

Il caso menzionato è quello di un 53enne pluripregiudicato di Gela, Vincenzo Pistritto, arrestato a maggio dell’anno scorso con l’accusa di aver taglieggiato alcuni lavoratori impegnati sul cantiere di Total a Tempa Rossa. Costringendoli con metodi mafiosi a consegnargli parte dello stipendio come «corrispettivo» per l’assunzione da parte della ditta in cui lavorava come «addetto alla gestione del personale».

Ma il sospetto di infiltrazioni mafiose sul cantiere del centro olio di Corleto Perticara era già emerso anche nel 2017 dopo una serie di episodi poco chiari, con sparatorie, risse, auto e mezzi bruciati. Un sospetto che il passare del tempo, e da ultimo le dichiarazioni di un pentito come Wilk, pare aver trovato sempre maggiori conferme.

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