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Vincenzo Montemurro e Francesco Curcio

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POTENZA – E’ finita con un ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio contro il procuratore capo di Potenza, Francesco Curcio, la Procura nazionale antimafia, il Consiglio superiore della magistratura e il Ministero della giustizia, la contesa sull’assegnazione della terza delega antimafia tra i pm in servizio nella procura del capoluogo lucano.

A proporre ricorso ai giudici amministrativi è stato l’ex pm antimafia Vincenzo Montemurro, che a settembre si è visto spogliato dalla delega ricevuta a maggio dell’anno scorso dallo stesso Curcio. Una marcia indietro, quella del capo della Direzione distrettuale antimafia lucana, arrivata in seguito a un lungo braccio di ferro col Csm, a cui in un secondo momento si è aggiunta anche la Procura nazionale guidata da Federico Cafiero De Raho. Il tutto per la censura inflitta dallo stesso Csm a Montemurro nel 2017, per la rivelazione a una conoscente della notizia di un’ipotesi d’accusa archiviata nei confronti di una terza persona, assieme a una contestazione disciplinare più recente, che risulterebbe ancora pendente.

Il caso dovrebbe essere discusso il prossimo 1 dicembre in un’udienza cautelare convocata al Tar del Lazio per decidere sulla sospensiva chiesta dal pm lucano assieme all’annullamento dei provvedimenti impugnati. Vale a dire la revoca della delega antimafia a firma di Curcio, come pure le delibere con cui la settima commissione del Csm e la Procura nazionale antimafia avevano sollecitato il procuratore a rivalutare la designazione di Montemurro. Per questo ieri è finita al plenum dell’organo di autogoverno delle toghe una proposta di costituzione in giudizio a tutela delle sue prerogative. E non è escluso che facciano altrettanto anche Ministero della giustizia e Procura nazionale antimafia.

Diverse le questioni sollevate nel ricorso di Montemurro, per cui Curcio, che pure aveva provato a difendere la sua delega antimafia fino all’ultimo, sarebbe incorso in una serie di illegittimità.

«Il ricorrente eccepisce, innanzitutto, la carenza di potere in concreto relativamente al provvedimento del Procuratore di Potenza del 3 settembre 2021». Viene riepilogato nella proposta di deliberazione inviata ieri al Csm. «A tale fine attribuisce a detto atto la natura di revoca in autotutela di una precedente nomina che aveva, sostiene, acquisito il crisma della stabilità e della definitività».

Un’altra illegittimità riguarderebbe, invece, «la tempistica procedimentale». Perché sarebbe «illogico che la revoca dell’incarico sia intervenuta a distanza di 16 mesi dalla designazione considerando che l’incarico ha durata biennale».

Montemurro evidenzia, inoltre, la «contraddittorietà interna» del provvedimento di Curcio, che nel motivare lo stesso non avrebbe nascosto il suo «convincimento (…) in ordine all’insussistenza dei presupposti per la revoca». Pur giungendo a una conclusione «non coerente con tale premessa».

Le ultime questioni sollevate, d’altro canto, attengono alle diverse valutazioni professionali ricevute da Montemurro. In particolare quando era ancora in servizio a Salerno e si era visto rinnovare senza problemi la delega antimafia, alla mancata comunicazione dell’avvio del procedimento di revoca, e alla limitata comprensione della vicenda per cui nel 2017 è stato raggiunto dalla sanzione disciplinare.

Difficile immaginare quali saranno gli effetti in concreto del contrasto accesosi all’interno della procura potentina, dove comunque in passato non sono mancati altri momenti di tensione sfociati in contenziosi davanti ai giudici amministrativi, e non solo.

Montemurro, ad ogni modo, dovrebbe restare titolare di molti dei fascicoli più scottanti aperti al quarto piano del Palazzo di giustizia di Nazario Sauro. A partire dalla maxi-inchiesta sulla mala politica lucana, in cui risultano indagati, tra gli altri, anche gli assessori regionali Franco Cupparo (attività produttive) e Rocco Leone (sanità), il capogruppo azzurro in Consiglio regionale, Francesco Piro, gli ultimi due direttori generali dell’azienda ospedaliera regionale San Carlo, Massimo Barresi e Giuseppe Spera, e l’ex il direttore generale del Dipartimento salute di via Verrastro, Ernesto Esposito. Quindi il senatore Salvatore Margiotta (Pd), già sottosegretario ai Trasporti del governo Conte II, una pattuglia variegata di primi cittadini lucani.

Sempre Montemurro ha ereditato anche il più importante dei processi in corso contro Eni e alcuni dei suoi dirigenti: quello per il disastro ambientale provocato dallo sversamento di greggio dal Centro olio di Viggiano scoperto nel 2017. Processo per cui soltanto lunedì sono state ammesse le parti civili e il 13 dicembre sono previste le discussioni sulle richieste di rinvio a giudizio.

La delega antimafia di Montemurro riguardava il coordinamento delle indagini contro i clan operanti nel comprensorio del Tribunale di Lagonegro, a cavallo tra Basilicata e Campania. Mentre ai colleghi Gerardo Salvia e Annagloria Piccininni sono stati assegnati, rispettivamente, i comprensori di Potenza e Matera.

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