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Bucaletto

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POTENZA – C’è un cielo plumbeo ad accogliere l’ennesimo servizio nazionale (nella trasmissione “Storie italiane” su Rai uno) sulla vergogna di Bucaletto. La nebbia che si abbassa piano rende queste strade e questi prefabbricati ancora più tetri, le pozzanghere piene d’acqua raccontano ancora meglio questo rione che sembra dimenticato e di cui, ogni tanto, qualcuno si accorge. Collegato via Skype c’è anche il sindaco di Potenza, Mario Guarente che in pochi minuti racconta la tragedia di questo rione, che – secondo il suo precedessore Gaetano Fierro – doveva essere il fiore all’occhiello della città. Non è andata esattamente così. Di sindaci ne sono passati diversi, ma qui nessuno ha mai visto muoversi nulla.

«Io la prossima settimana sarò al ministero dell’Economia – dice Guarente – e chiederò un incontro con il presidente Draghi, a cui proporrò di adottare misure straordinarie che ci permettano di spendere subito i soldi che ci sono ma non riusciamo a utilizzare».

Il punto ormai non è più cercare i fondi per la ricostruzione. I soldi ci sono e sarebbero sufficienti per dare una casa alle 350 famiglie che ancora vivono in prefabbricati privi della certificazione di agibilità. Ma questo è il Paese della burocrazia e delle bustarelle. E per impedire gli appalti truccati, si è messo in piedi un sistema che ormai blocca la partenza di ogni lavoro, compreso quelli che servirebbero a Bucaletto. Per questo – come sottolineato nelle scorse settimane dalla presidente dell’associazione La Nuova Cittadella, Michela Marino – servirebbe ora anche qui un commissario straordinario.

La ricostruzione del ponte di Genova, del resto, è stata possibile in tempi brevi solo così, aggirando i mille vincoli che, altrimenti, bloccano la partenza dei cantieri. Ed è quello che si chiede anche a Bucaletto dove, ormai, la situazione non è più sopportabile. Dove ci sono persone che vivono in condizioni igieniche non più accettabili. Dove da 40 anni c’è chi aspetta di poter avere una casa vera.
Eppure questi prefabbricati, che ormai perdono pezzi, per il Comune di Potenza sono già case sulla carta. Case popolari, per cui si dovrebbe pagare anche l’affitto.

E il paradosso dei paradossi è che qui pagano – o dovrebbero pagare – tutti, indipendentemente dal reddito. Togliendo 80 o 100 euro da bilanci familiari che sono già risicati al minimo. Il senso dell’abbandono pervade ogni persona che qui vive. «Ci sono 26 milioni pronti e altri 15 dovrebbero arrivare da un altro Bando che abbiamo candidato per la riqualificazione dell’intero quartiere». Qui ascoltano e alzano le spalle, hanno già ascoltato tante volte questi discorsi. «Ne abbiamo visti passare», dicono mentre osservano il cantiere della chiesa. «Chissà che ci porti un po’ di fortuna», dice uno di loro.

Ma la fortuna deve essere cieca davvero, perché qui non sembra essere mai passata. Tra prefabbricati che ormai mostrano chiari i segni dell’usura c’è chi non ci spera neppure più. E infatti, quando gli è stata proposta una casa in fitto in attesa della ricostruzione non si è fidato. «Almeno ho questo ora – dice una signora davanti alla sua porta – sono 40 anni che sto qui. Ci ho cresciuto i figli, loro se ne sono andati ma questa ormai è casa mia. Se me la danno una casa sono contenta, ma ormai sono diventata vecchia qui dentro. Speriamo solo di non morirci».

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