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Il tribunale di Potenza

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POTENZA – Avvocati respinti perché in arrivo da Milano, a causa del rischio coronavirus. E’ quanto accaduto questa mattina a Potenza dove da anni sono incardinati, tra l’altro, anche alcuni processi a carico di dirigenti di Eni sulla gestione delle estrazioni in Val d’Agri. Processi evidentemente destinati a slittare se dovesse protrarsi questa situazione.

A invitare a risalire in macchina e a tornare indietro in particolare un legale, che ha tra i suoi clienti anche la compagnia petrolifera di base a San Donato Milanese ed era arrivato a Potenza per attività difensive slegate dalle udienze in programma, sono stati gli addetti alla vigilanza del palazzo di giustizia del capoluogo lucano, che lo hanno riconosciuto proprio per la sua frequentazione delle aule giudiziarie lucane in occasione dei processi Eni. Un invito perentorio in base all’ordinanza annunciata ieri sera dal presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, che prevede la quarantena obbligatoria per chiunque arrivi o sia stato in Lombardia, Liguria, Emilia Romagna Veneto e Piemonte negli ultimi 14 giorni.

Da questa mattina gli addetti alla vigilanza muniti di mascherina stanno infatti controllando l’origine di chiunque entri nel palazzo di giustizia, contattando i numeri dell’emergenza Coronavirus ogni qualvolta si presenti qualcuno che arriva dalle cosiddette regioni a rischio, a cui viene consigliato di lasciare la regione senza intrattenersi oltre, pena l’obbligo di quarantena per 14 giorni in Basilicata.

In relazione a quanto accaduto Eni ha tenuto a precisare, a distanza di qualche ora dalla diffusione della notizia, che il legale in questione non sarebbe stato a Potenza “a nome della compagnia”, evidenziando, quindi, l’opportunità di tenere distinto “ogni eventuale accesso agli uffici del Tribunale da parte di legali provenienti da Milano” dalla vicenda giudiziaria “coinvolgente la società”.

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