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Un tampone

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MATERA – L’impennata di omicron, ha gettato nel caos il sistema sanitario del tracciamento dei positivi in Basilicata. Un dato ormai conclamato, a dispetto di quanto contenuto nei soliti proclami della Regione Basilicata. Un caos, per certi versi prevedibile e piuttosto generalizzato nel Belpaese, se si considera che l’aumento vertiginoso dei contagi, quindi il sistema dei tamponi, è avvenuto in concomitanza con la somministrazione delle seconde e terze dosi di vaccino.

Ma i disagi maggiori, si stanno registrando con l’ingresso delle farmacie nel sistema diagnostico dei tamponi, attraverso l’equiparazione sostanziale dell’antigenico di seconda generazione ai molecolari. Questo ha prodotto, come era prevedibile, una confluenza importante dei cittadini lucani sulle circa 200 farmacie operanti in regione.

Tutto sarebbe anche giusto, se non accadesse che questa grande massa di persone, ormai in costante crescita visto l’aumento dei contagi, viene sostanzialmente “persa di vista” dal sistema del tracciamento regionale, perché, e qui si materializza il paradosso, le farmacie non sono ancora abilitate ad inserire gli esiti diagnostici dei tamponi sulla piattaforma regionale. Un passaggio essenziale per chi risultasse positivo, perché funzionale a gestirne la quarantena, quindi l’auspicabile negativizzazione e il ritorno alla vita normale, compresa quella lavorativa, finalizzandone i relativi effetti giuridici.

Invece, accade che molte farmacie inseriscano il dato sul sistema nazionale, l’unico dove possono effettivamente farlo essendo abilitate, quindi decine di positivi sfuggono al monitoraggio regionale, ai fini del ritorno alla vita da negativi al Covid. Un disservizio rilevato dai medici di famiglia, perché di fatto il flusso informativo è assente tra farmacie abilitate alla somministrazione dei tamponi rapidi e l’azienda sanitaria del Materano, e probabilmente anche del Potentino. Quindi, i risultati positivi dei tamponi antigenici rapidi vengono trasmessi dai farmacisti al sistema nazionale, ma non al Portale Covid regionale (attendono da mesi l’abilitazione), e via Pec alla Asm (dotata di un solo indirizzo Pec per tutti gli uffici aziendali), con il risultato che la quasi totalità dei pazienti Covid positivi testati nelle farmacie, non risultano censiti a livello regionale.

Dopo le segnalazioni pervenute da medici e farmacisti, l’Asm ha iniziato ad inserire manualmente i pazienti sulla base delle mail pervenute e con un messaggio diffuso ieri sul dominio Facebook, fa sapere che: «Tutte le informazioni relative all’esito dei tamponi, sono consultabili sul proprio fascicolo sanitario, o in alternativa possono essere fornite dal medico di medicina generale, o dal pediatra di libera scelta. Solo le persone sintomatiche verranno contattate dai medici Usca». Questo peraltro non impedisce al sistema nazionale, una volta ricevuto il primo tampone positivo (anche rapido) ed un secondo tampone negativo (anche rapido) di generare in automatico il certificato di guarigione con relativo Green pass. Ma il caos regna sovrano.

«Non mi risulta che le farmacie siano ancora abilitate ad inserire i dati dei pazienti tamponati e positivo sul Portale regionale. – ci ha detto il presidente dell’Ordine dei farmacisti del Materano Pasquale Imperatore – Forse qualcuno dei miei colleghi è partito in via sperimentale, ma di fatto ad oggi (ieri per chi legge ndr), non c’è traccia del famoso corso online, che avremmo dovuto fare per inserire i dati in piattaforma regionale, dopo aver avuto le relative credenzialli, che nessuno ha ancora ricevuto. Domani (oggi per chi legge ndr) faremo un corso online e solo giovedì dovremmo avere le credenziali d’accesso per partire con l’inserimento».

Ma l’assessore regionale Leone parla di 250 farmacie già abilitate? «L’assessore può dire ciò che vuole -rimarca Imperatore- ma di fatto oggi non siamo abilitati ad inserire queste persone in piattaforma regionale e si procede ancora con il vecchio sistema, ovvero con la comunicazione all’Asm, che poi non dialoga con il paziente ed ai medici di base, che non li inseriscono in piattaforma». Il caos è servito.

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