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L'ospedale San Carlo di Potenza

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POTENZA – E’ una falsa ripartenza quella che si prospetta per i ricoveri e gli interventi non urgenti al San Carlo di Potenza, rinviati a partire dal 10 marzo a causa dell’emergenza coronavirus. Il caso è destinato esplodere nei prossimi giorni, con l’approssimarsi della data del 18 maggio, che è stata già indicata dai vertici della Regione per la ripresa delle attività ordinarie degli ospedali lucani. Da risolvere resta in particolare la drammatica carenza di anestesisti scatenatasi a partire dall’autunno, dopo la decisione di inviare 5 giovani neo assunti già in servizio nel capoluogo nei poli periferici dipendenti dall’azienda ospedaliera regionale. Decisione criticata pubblicamente dall’associazione degli anestesisti, che la definì mortificante per «la professionalità» e il percorso avviato dai medici in questione, arrivati a Potenza con l’idea di lavorare in un centro con «tutte le specialità chirurgiche».

La difesa di quella scelta da parte era valsa al direttore generale Massimo Barresi il plauso di quegli esponenti dell’amministrazione regionale che in campagna elettorale avevano promesso il potenziamento delle strutture ospedaliere sul loro territorio di riferimento. Frenando, di fatto, l’iniziale determinazione dei nuovi arrivati in Regione a liberarsi di lui, in quanto “lascito” della vecchia giunta. Le sue conseguenze, tuttavia, si sarebbero manifestate a stretto giro sul funzionamento complessivo della macchina sanitaria, che già a ottobre, con la chiusura di metà delle sale operatorie dell’ospedale potentino rimaste prive di supporto anestesiologico, ha fatto registrare un calo considerevole del numero di prestazioni erogate. Un calo che non è stato compensato da un aumento equivalente di quelle effettuate nei luoghi di destinazione degli anestesisti trasferiti. Col risultato di una diminuzione complessiva della produttività dell’azienda ospedaliera regionale, destinata a pesare non poco nei suoi bilanci anche nei prossimi anni.

A gennaio, con l’entrata in servizio a Potenza di 6 neo-specializzati, l’emergenza pareva rientrata, ma nelle scorse settimane, 5 di loro hanno già optato per il trasferimento in altre destinazioni, e un sesto dovrebbe fare le valigie a giorni. D’altronde non sono mancati momenti in cui chi è rimasto, e si è speso in prima linea assistendo i pazienti covid ricoverati in terapia intensiva, si è visto abbandonato dall’azienda e dai vertici della Regione mentre era sotto accusa per il suo operato. A riprova del clima che si respira in azienda, mentre tutta Italia si contende professionalità di questo tipo. Così a un ulteriore avviso per l’assunzione di specializzati ha risposto un solo candidato, che però ha chiesto e ottenuto – contro ogni logica aspettativa – di non lavorare in sala operatoria ma di essere assegnato al pronto soccorso. Poi ci sono stati tre pensionati rientrati in servizio grazie ai contratti di collaborazione previsti per l’emergenza covid sono stati destinati a all’ospedale no-covid di Lagonegro. Infine un ultimo avviso per specializzandi, a cui avevano risposto in 4, ha visto una prima assunzione che è andata a rafforzare il reparto di cardioanestesia, e 3 clamorosi rifiuti successivi, dopo che ai candidati è stata prospettato, ancora una volta, l’assegnazione a strutture periferiche.

La conseguenza è che lunedì 18, e i giorni successivi, difficilmente si riuscirà ad aprire più di 5 delle 10 sale operatorie del capoluogo. Una ripartenza col freno a mano tirato che provocherà l’ulteriore allungamento di liste d’attesa già ferme da due mesi con centinaia di prenotazioni, per interventi di qualunque tipo (in questo periodo sono stateconsentite soltanto le cosiddette operazioni “salvavita”). Con la probabile fuga verso altre strutture, pubbliche e private, di chi non è disposto ad attendere tanto, nonostante la professionalità e l’equipaggiamento degli operatori del San Carlo. Esperienze e macchinari, in qualche caso del valore di milioni di euro, lasciati a accumulare polvere in sale operatorie inutilizzate.

Il problema è talmente scottante che qualcuno al San Carlo starebbe già pensando a equipe chirurgiche itineranti. Per raggiungere da Potenza, assieme ai pazienti, quegli anestesisti distaccati nei poli periferici, che oggi restano, evidentemente, sottoutilizzati. Per farlo, però, si ipotizza un trattamento economico incentivante per i medici che andranno in trasferta. Mentre prima avveniva il contrario e l’incentivo veniva riconosciuto al solo anestesista, inquadrato in pianta stabile a Potenza e prestato, all’occorrenza, dove si rendeva necessario.

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