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POTENZA – «Abbiamo riaperto, siamo giustamente contenti di questo perché c’erano a rischio più di 3.500 posti di lavoro tra diretto e indiretto. Questo pericolo sembra assolutamente sventato». E’ quanto ha dichiarato, a margine del Meeting di Comunione e liberazione di Rimini, l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, commentando la situazione del Centro Olio Val d’Agri di Viggiano.

«Stiamo aumentando gradualmente la produzione». Ha aggiunto l’ad del cane a sei zampe. «Abbiamo avuto un periodo di cooperazione importante con gli esperti della magistratura, adesso siamo in produzione. Noi siamo sempre fiduciosi, consci di aver fatto le cose nel modo corretto. Comunque – ha concluso – vedremo che cosa uscirà dall’analisi dei magistrati».

Intervenendo in un confronto curato dalla presidente della Rai, Monica Maggioni, Descalzi ha affrontato il tema delle criticità del sistema energetico europeo. A partire dal «paradosso» per cui «spende circa 75 miliardi di sussidi per le rinnovabili, cosa assolutamente positiva, dei 140 miliardi di dollari che si spendono al mondo; dal 2010 al 2015 ha aumentato del 6-7 per cento le rinnovabili, ma ha aumentato del 10 per cento l’utilizzo del carbone».

In particolare la Germania, che «investe 19 miliardi di euro nelle rinnovabili e va a carbone». Per l’ad di Eni a livello globale si utilizza «ancora il 41 per cento di carbone che produce il 76 per cento di CO2». Dunque nonostante l’aumento recente dei suoi consumi «deve sparire». Perché se è vero che con il carbone «il mercato ha scelto il prodotto meno costoso» (il prezzo del gas era il doppio) così facendo si sono vanificati «i grossissimi investimenti sulle rinnovabili».

Dunque il futuro dovrà andare a gas, secondo Descalzi. Come quello scoperto di recente dalla compagnia di San Donato a Zhor, al largo delle coste egiziane, che potrebbe rappresentare anche un’occasione di «dialogo e di pace» in Nord Africa e Medio Oriente. Il Mediterraneo, ha osservato, «è l’esempio di come l’uomo sia destinato a stare insieme» nonostante le «tensioni crescenti di tipo ideologico e religioso» che toccano l’area. E questo, ha sottolineato, perchè «la grande scoperta di Zhor, messa a sistema con quelle fatte nelle acque di Cipro e Israele, hanno portato l’Egitto e Israele a parlarsi, e prima non era così». Parlando dell’Egitto, a margine del suo intervento, Descalzi ha poi aggiunto che il Paese «ha bisogno di essere stabile: un Egitto stabile da maggiore stabilità» al continente africano.

Quanto al caso Regeni Descalzi ha ricordato che «quando ci sono delle crisi e dei problemi bisogna essere sul posto per poterli risolvere e per poter aprire un dialogo». «Questo secondo me è quello che deve essere fatto costantemente, richiamando le atrocità che sono successe al povero Regeni». Ha concluso. «E’ chiaro che bisogna lavorarci. Non sta solo a noi farlo, è un discorso molto più ampio, però – ha concluso – ognuno deve fare la propria parte e noi cerchiamo con la nostra presenza di giocare la nostra parte».

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