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La Fca di Melfi

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POTENZA – E’ arrivata puntuale l’ombra del coronavirus a turbare i pensieri dei settemila che a partire dal turno delle 6 di questa mattina varcheranno i cancelli dell’Fca di Melfi dopo le tre settimane della pausa estiva. Come pure dei 4mila dipendenti delle ditte dell’indotto di San Nicola.

I timori peggiori, quelli che nessuno avrebbe voluto affrontare, si sono materializzati proprio alla vigilia del rientro i fabbrica, con la conferma della positività al covid di due operai, uno di Melfi dipendente di Fca e uno di Rapolla assunto dalla Business Logistic, tornati il 18 agosto da una vacanza in Sardegna.

Entrambi – infatti – si erano messi, sì, in isolamento cautelativo dal loro arrivo, in attesa dell’esito del tampone prenotato dal loro medico curante. Al punto che uno dei 2, per evitare contatti con i familiari, era andato a stare persino in un bed & breakfast, dove oggi è in quarantena assieme al titolare (in attesa a sua volta dell’esito del tampone per scongiurare un eventuale contagio).

All’indomani del ritorno, però, entrambi avevano anche deciso di tornare comunque al lavoro, con pochi altri, per i preparativi necessari alla ripartenza odierna. Così alla notizia della positività è partito il tracciamento dei colleghi che hanno prestato servizio a stretto contatto con loro. Una decina all’Fca, dove il lavoro è suddiviso per squadre a composizione numerica standard. Più una quarantina tra Business logistic e un’altra ditta dell’indotto, la Sit Rail srl, in considerazione degli spazi minori e della maggiore promiscuità tra gli occupati nell’ambito della logistica a servizio del polo automobilistico.

Per questi ultimi, in mattinata, sono stati già prenotati dai rispettivi datori di lavoro, in un laboratorio di analisi privato di Rionero, dei tamponi diagnostici per sapere se il contagio si è già propagato o meno.

Il rischio, d’altronde, è quello di una falsa ripartenza in un momento molto delicato, con l’attesa salita produttiva per i nuovi modelli ibridi Jeep (Renegade e Compass) dopo tre anni e mezzo di lavoro a singhiozzo e cassa integrazione. Prima sulla linea della vecchia Fiat Punto, nata nel 1993 con lo stabilimento di Melfi e uscita di scena nell’estate del 2018; e poi anche sulle linee di Jeep Renegade e Fiat 500 X, a causa del calo della domanda di auto con motorizzazioni tradizionali seguito allo scandalo per il “dieselgate”.

L’obiettivo dichiarato dell’ex Lingotto, insomma, resta quello di andare all’assalto del mercato coi nuovi modelli provando a costruire un autunno da record. Ma per farlo serve riuscire a soddisfare la domanda in maniera tempestiva. Per questo per le prossime settimane sono stati già programmati anche turni domenicali, come nella storia della fabbrica lucana, che oggi è a tutti gli effetti il più grande stabilimento automobilistico italiano, se ne sono visti soltanto in rare occasioni.

Ad aumentare il livello d’allarme all’interno dell’Fca di Melfi, ieri è arrivata anche la notizia della positività di un secondo operaio, residente in Puglia e per questo non registrato tra i contagiati lucani, che nei giorni scorsi era rientrato a sua volta a lavoro per i preparativi della ripartenza. Di qui il tracciamento di un altro gruppo di operai che verranno sottoposti a test diagnostico (i numeri di dettaglio dovrebbero essere forniti oggi alle 15 in un’apposita riunione del comitato per la gestione dell’emergenza covid costituito da rappresentanti di azienda e lavoratori).

L’ultima incognita sul ritorno in fabbrica, poi, è rappresentata dai trasporti da e per lo stabilimento. Non è chiaro, in particolare, cosa avverrà dalla riapertura delle scuole (prevista per il 14 settembre, ndr) in avanti, dato che finora il consorzio di imprese che gestiscono il servizio per conto delle province di Matera e Potenza (Cotrab) ha assicurato il rispetto del distanziamento all’interno dei mezzi aumentandone il numero con l’impiego proprio degli autobus scolastici. Molti degli operai che prima dell’emergenza covid ogni giorno pagavano il biglietto, ad ogni modo, hanno optato da tempo per l’utilizzo dell’auto propria.

Ieri dai tamponi processati nei laboratori di microbiologia a servizio della macchina lucana dell’emergenza covid non sono emerse ulteriori positività.

Coi due operai di Rapolla e Melfi risultati positivi al ritorno dalla Sardegna assieme a un altro ventenne di Rapolla della stessa comitiva (un secondo coetaneo di Melfi, invece, è risultato negativo) resta fermo a 50 il numero dei pazienti covid (residenti e non) in isolamento in Basilicata. Di questi uno soltanto è ricoverato in ospedale, a Matera: un operaio di Ginosa che sabato si è presentato al pronto soccorso del Madonna delle Grazie con gravi difficoltà respiratorie.

Restano in isolamento domiciliare, quindi, in 18 richiedenti asilo positivi, di varie nazionalità, trasferiti nelle scorse settimane da Lampedusa ai centri di accoglienza lucani di Ferrandina (12), Irsina (5) e Potenza (1). A questi vanno aggiunti un ventenne rientrato da Pag a Tricarico e i suoi 7 familiari; 4 ragazzi di Palazzo San Gervasio rientrati da Malta; una coppia di indiani residenti a Colobraro, una coppia di rumeni di San Giorgio Lucano, e una coppia di albanesi a Rotondella; due badanti moldave domiciliate a Gorgoglione e Castronuovo Sant’Andrea; un tunisino residente a Montalbano Jonico; e un 22enne rientrato a Matera prima di ferragosto dalla Sardegna. Poi ci sono, ancora, un imprenditore di Moliterno rientrato nelle scorse settimane dall’Emilia Romagna; una ragazza di Calvello tornata dal Nord Italia, che avrebbe contagiato già un’altra persona in paese; una coppia di Tito tornata dalla Colombia e ospitata a Picerno, e un’altra ragazza rientrata a Venosa dalla Lombardia.

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