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Il grafico fornito dal prof. Harabaglia sulla curva dei nuovi positivi tra luglio e ottobre

Tempo di lettura 6 Minuti

POTENZA – Sono i mezzi pubblici il vero problema relativo ai contagi da coronavirus, ma anche il banco di prova su cui il governo con alcuni semplici accorgimenti potrebbe ridurre di tanto («Di 25 volte») i pericoli di diffusione della pandemia.

Se ne dice convinto Paolo Harabaglia, professore all’Università degli Studi della Basilicata, che parla dopo aver sottoposto la situazione italiana a un’analisi sui numeri.

Harabaglia è sì un sismologo, ma specializzato in statistica e dunque abituato a trattare le serie numeriche e a valutare le probabilità. Per questo avanza alcune ipotesi e conseguenti soluzioni.

Cosa dicono i numeri sugli incrementi dei numeri?

«Quanto stiamo osservando in questi giorni è in parte dovuto alla poca attenzione prestata da noi italiani ma è anche in parte – gran parte – dovuto, a mio parere, all’errata strategia di contenimento del virus».

Più precisamente?

«Il grafico mostra l’andamento dei nuovi positivi a partire dalla fine di luglio. Sicuramente i nostri comportamenti vacanzieri hanno causato la ripresa della diffusione del virus osservata alla fine di agosto, tuttavia l’incremento che si nota a settembre è dovuto con tutta probabilità alle errate politiche di contenimento e coincide con la ripresa dei ritmi lavorativi del Paese. L’arrivo dei primi freddi con la fine di settembre e, soprattutto il brusco calo termico nell’ultima settimana, hanno contribuito a diminuire le difese immunitarie e a favorire enormemente la diffusione del virus».

Sta proponendo di chiudere tutto?

«No, ma bisogna agire in maniera intelligente. Se si fossero adottate prima le precauzioni che suggerirò nel prosieguo della discussione, i danni sarebbero potuti essere molto meno ingenti. Ma dobbiamo fare prima alcune premesse».

Quali?

«La scienza ormai ha dimostrato che poche persone, i superdiffusori, circa il 10% di quelli con il coronavirus, infettano la stragrande maggioranza degli altri. Quanti sono? Non lo sappiamo con precisione ma possiamo immaginare che a settembre fossero circa 1 ogni 10.000 abitanti mentre non mi meraviglierei se oggi fossero vicini a 1 ogni 1.000. Cosa deve succedere per infettarsi? Le condizioni sono variabili, dipendono dalla temperatura, dall’umidità, dalla quantità di raggi ultravioletti e infine, non ultimo, dal nostro sistema immunitario».

Ma quali sono le condizioni ideali per il virus?

«Al chiuso la trasmissione del virus è più facile per la modalità con cui circola l’aria. Una persona infettata che parla, che fa attività fisica o anche che respira in modo concitato in seguito a forti emozioni emette una maggiore quantità di materiale infettante rispetto a quando sta a riposo ed è rilassata. Maggiore è il tempo di esposizione, maggiore è la probabilità di trasmissione dell’infezione. Vi è un maggior pericolo al chiuso, poiché l’aria di solito ha un moto convettivo e quindi tende a circolare in quasi tutto l’ambiente. Temo quindi che il distanziamento fisico (non chiamiamolo sociale che sembra un termine dittatoriale) abbia un’importanza relativa, riducendo quindi il tutto al tempo di permanenza nell’ambiente e alla probabilità che in quello stesso ambiente si trovi un superdiffusore. Un altra cosa che dobbiamo chiarire è il fatto che ci sono sostanzialmente due tipi di interazioni, quella all’interno di gruppi chiusi e quella casuale».

E il governo se n’è accorto, a suo parere?

«Il nostro governo sta tentando maldestramente di limitare le interazioni all’interno di gruppi chiusi senza rendersi conto che il tutto inizia dalle interazioni casuali. Per gruppi chiusi intendo dire un nucleo familiare, una classe di ginnastica aerobica, un gruppo di colleghi o di amici eccetera. Persone che si frequentano in modo assiduo. Purtroppo se uno dei componenti di questi gruppi si infetta, diventa estremamente probabile che gran parte del gruppo subisca la stessa sorte. Non è questa quindi la strada per un contenimento efficace a meno di procedere a una chiusura generalizzata, come è avvenuto la scorsa primavera. Qual è la principale situazione di rischio? Non certo l’assembramento di una folla che passeggia all’aperto. Se anche si dovesse incontrare un superdiffusore, il contatto sarebbe breve e la probabilità di trasmissione rimarrebbe molto bassa».

E un assembramento diciamo “statico”, ad esempio dei giovani che chiacchierano davanti a un locale o in qualsiasi altro luogo all’aperto?

«E’ maggiormente pericoloso, anche il parlare lo è, ma forse è meno grave di quanto non si immagini. Probabilmente gran parte dei contagi estivi sono avvenuti nelle discoteche dove si fanno sforzi fisici notevoli e magari nelle stanze affittate da torme di ragazzi».

Insomma, qual è in questo momento la situazione di maggiore rischio?

«Va trovata nei trasporti locali, guarda caso molto affollati a partire da settembre, sopratutto dalla fine del mese, quando anche le scuole e le università hanno effettivamente ripreso la loro attività».

Cosa dicono i numeri in merito?

«Un pendolare viaggia in media 20 giorni al mese, la mattina prende un treno, poi un autobus e la sera compie poi il medesimo tragitto all’inverso. Ogni volta si trova in una vettura con, mediamente, altre 50 persone, ossia 50x4x20, che si traduce in 4.000 contatti al mese per un tempo sufficientemente lungo da consentire la trasmissione del virus. Il superdiffusore porta tuttavia la mascherina e anche il pendolare del nostro esempio la porta. Studi di laboratorio parlano di un efficacia del 70% delle mascherine chirurgiche, ma questi valori sono ottimali. Secondo me una stima del 50% è realistica e, poiché le probabilità si moltiplicano, portandola entrambi, la probabilità di trasmissione diventa del 25%. Ora i contatti mensili sono 4.000 ma diversi sono ripetuti, in quanto i pendolari tendono a viaggiare sui medesimi treni e autobus. Diciamo che i contatti effettivi siano il 50%, ossia 2.000. Con un rischio ridotto al 25% è come se ogni pendolare rischiasse per 500 volte al mese (chiamiamoli contatti equivalenti) di venire infettato da un superdiffusore. Se nel frattempo il numero di questi fosse cresciuto fino a diventare 1 ogni 1.000 abitanti, significherebbe che il nostro pendolare avrebbe il 50% di probabilità di infettarsi, una situazione insostenibile che nella Provincia di Bergamo ha portato ai noti disastri. Rammento che là circa il 50% delle persone si sono effettivamente infettate».

I pericoli in bar, pub eccetera?

«Immaginiamo il caffè al bar. E’ meno sicuro di quanto non si immagini ma sempre assai meglio che non fare il pendolare. Scegliamo un bar non troppo affollato, diciamo che prendiamo un caffè insieme a un’amica al banco e che vi siano altri due avventori. Nessuno di noi porta la mascherina ma il tempo di esposizione è assai breve, quindi equivalente al contatto prolungato con le mascherine. Immaginiamo di farlo 30 volte al mese, significa 30×3 ossia 90 contatti che diventano 22.5 (25% di 90) contatti equivalenti al mese, ossia il 4.5% dei contatti equivalenti di un pendolare. Magari gli avventori del bar sono abituali, magari il caffè lo prendiamo sempre con la stessa amica e quindi il rischio di incontri casuali si riduce notevolmente. Condizioni meteo permettendo, è comunque meglio gustarlo all’esterno».

E al supermercato?

«Il rischio è basso perché portiamo tutti la mascherina, rimaniamo all’interno per poco tempo e i locali sono molto ampi».

Invece dal parrucchiere, dall’estetista o a farsi un massaggio?

«Qui la situazione è ancora migliore. Intanto vi trovate da soli con l’operatore che, essendo una persona coscienziosa, indosserà la mascherina ffp2 senza valvola. Questa ha un’efficacia del 94%, pessimisticamente diciamo del 90%, voi avrete la vostra mascherina chirurgica che vi proteggerà al 50%. Poiché andrete ogni mese sia dal parrucchiere che dall’estetista che a farvi un massaggio, avrete tre contatti casuali ognuno con il 5% di probabilità trasmissione se uno dei due, operatore o cliente, fosse infetto che si traduce, nel peggiore dei casi, assumendo la presenza di un superdiffusore ogni 1000 abitanti, in una probabilità ogni 6.667. Se poi dovreste decidere di andare pure voi con una mascherina ffp2 senza valvola, la probabilità di infettarvi, concedendovi tutte e tre le attività, diventerebbe 1 su 33.333. Per intendersi, un signore con il mal di schiena che va solo a farsi un massaggio al mese e che indossa a sua volta una mascherina ffp2 senza valvola ha una probabilità su 100.000 di infettarsi».

Quindi il vero ambiente problematico è quello dei trasporti?

«Sì. E qui sta la colpa delle autorità preposte, in quanto la soluzione era a portata di mano e probabilmente lo è ancora».

Quali sono i suoi suggerimenti?

«Eccoli: mascherine ffp2 senza valvola obbligatorie; imposizione del “silenzio” a bordo in quanto il parlare aumenta le emissioni di materiale virale; presenza a bordo dei mezzi pubblici di “assistenti” che regolino l’accesso alle vetture; utilizzo dei bus extraurbani da turismo per incrementare quelli urbani; acquisto in emergenza di nuovi bus e assunzione di autisti; aumento delle composizioni dei treni».

Cioè?

«Le Ferrovie dello Stato si apprestano a pensionare un gran numero di carrozze poiché non più a norma antincendio in caso questo si verificasse nelle gallerie. E’ ovvio che in emergenza questo materiale potrebbe ancora essere utilizzato, a fianco dei nuovi treni che stanno entrando in servizio».

In conclusione?

«Niente panico, solo attenzione, ma bisogna esigere un drastico cambio di rotta nella gestione governativa».

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