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Il senatore M5s Arnaldo Lomuti

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POTENZA – Adottare anche in Basilicata il modello del “patto per Napoli”, che ha appena partorito la candidatura a sindaco dell’ex ministro Gaetano Manfredi col sostegno unitario di Movimento 5 stelle, Pd e Leu. E’ questo l’auspicio del senatore venosino del Movimento 5 stelle, Arnaldo Lomuti, dopo l’avvio dei giochi per il voto che a settembre porterà al rinnovo di sindaci e consigli comunali in 26 centri lucani su 131. Incluso Pisticci, dove la sindaca uscente è la 5 stelle Viviana Verri, e altri comuni importanti come Melfi, Rionero, Lauria, Bernalda, Montescaglioso e Ferrandina.

«Il “Patto per Napoli” è la dimostrazione che ciò che serve alla politica non è cedere a frettolose soluzioni e fusioni a freddo ma partire dall’analisi dei problemi e da qui trovare il ventaglio delle soluzioni per risolverli».

Ha dichiarato Lomuti al Quotidiano del Sud. «Muoviamo questo passo senza paura, con determinazione anche in Basilicata, partendo dalle amministrative – penso a Melfi e Pisticci – fino alle elezioni regionali: per prendere di petto questa sfida, con realismo e concretezza».

Cosa intende in concreto?

«Proviamo a mettere nero su bianco soluzioni concrete per la Basilicata a partire dai grandi temi come lo spopolamento, le risorse energetiche, Stellantis, Università, Sanità. Costruiamo una strada di crescita collettiva. Per fare questo però abbiamo bisogno di interlocutori che sappiano rappresentare e cogliere le tensioni della società lucana. Da senatore del M5s guardo con estremo rispetto alle dinamiche che avvengono in casa del Pd di Basilicata, ma voglio dirlo nettamente: non può esserci un “Patto per la Basilicata” senza un rinnovamento vero e concreto, una nuova classe dirigente che rompa completamente il cordone ombelicale con chi ha la responsabilità di aver danneggiato la Regione ed averla quindi consegnata alle destre. Il Pd di Napoli è stato capace di farlo, spero possa succedere anche in Basilicata».

Quindi su Melfi e Pisticci pensa a un accordo al primo o al secondo turno?

«Devo fare una premessa. So che ci sono trattative in corso ma non le sto conducendo io. Mi auspicherei, però, che in entrambi i comuni il M5s vada in coalizione al primo turno condividendo un programma di governo con gli alleati. Solo se questo non fosse possibile, ragionerei sul sostegno ad una lista di centrosinistra al ballottaggio, e viceversa, se al ballottaggio ci andassimo noi».

E nei paesi con meno di 15mila abitanti, dove si vota con un turno unico? Prendiamo il caso di Rionero.

«A Rionero, così come a Scanzano, quando si voterà, penso che il Movimento dovrebbe puntare a presentare liste di alto profilo all’interno di coalizioni. Ma se non si riuscisse ben vengano liste civiche certificate dal Movimento in cui assieme agli attivisti si possano candidare tante persone oneste e perbene che non fanno parte del Movimento. Spero che la ristrutturazione del Movimento permetta di avere quanto prima dei certificatori in grado di fare questo lavoro».

Non pensa che il “rinnovamento totale della classe dirigente” e “il taglio del cordone ombelicale di cui lei parla sia quasi impossibile” in piccoli centri come i nostri?

«Sì, certo. Il mio ragionamento è riferito per lo più alle prossime elezioni regionali. Alle comunali serve una maggiore propensione al confronto».

Quindi, in pratica, come si riconosce il rinnovamento vero e la nuova classe dirigente? Non deve aver avuto altri incarichi amministrativi? Non vanno bene neanche semplici assessori o consiglieri comunali? Non pensa che così si rischia di dilapidare anche un patrimonio di esperienza amministrativa?

«Guardiamo a quello che è successo alle scorse elezioni regionali. La vecchia classe dirigente del Pd si è presentata nonostante avesse già governato per 20 anni. Così i lucani hanno eletto il centrodestra non perché fosse credibile, ma per punire i 20 anni precedenti di amministrazione del centrosinistra. Hanno votato un governo che ci fa rimpiangere quello di prima. Ripresentare le stesse facce metterebbe in difficoltà anche il Pd. Per me il rinnovamento può anche essere un sindaco che ha lavorato bene. Io ce l’ho con i dinosauri del centrosinistra che dovrebbero lasciare spazio anche a un ricambio generazionale».

Quindi cosa replica al commissario regionale del Pd, Gianni Dal Moro, che venerdì ha spiegato che non intende accettare “veti” di sorta?

«Concordo con lui. Noi non ci possiamo permettere di imporre veti al Pd, e ci aspettiamo che anche il Pd non lo faccia con noi. Possiamo assolutamente permetterci, però, di consigliare a Dal Moro di approfondire il tema del rinnovamento della classe dirigente del Pd a livello territoriale».

Nel modello Napoli i renziani di Italia viva non ci sono. E in Basilicata?

«No, loro non ci sono a Napoli. E non mi pare che sia possibilità di dialogo o spazio per loro in questo schema anche in Basilicata».

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