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Nessun renziano a destra, ma piuttosto una destra che si è “renzizzata”. Almeno in Basilicata. La gira così il consigliere regionale di Italia viva Mario Polese, dopo il clamore scatenato dalla discesa in campo alle comunali di Melfi al fianco di Giuseppe Maglione e del centrodestra.


Consigliere, che ci fa Italia viva a Melfi, assieme a Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia tra i sostenitori della candidatura a sindaco di Maglione? Passi il civismo del candidato, ma c’è un dato politico ineludibile dal momento che si tratta del comune più grande tra quelli che andranno al voto in Basilicata tra settembre e ottobre…


«Fa sorridere questa domanda per come è posta. Andrebbe fatta al contrario e cioè chiedendo a Lega e Fratelli d’Italia che ci fanno con il candidato civico dei riformisti e dei liberali. Da circa tre mesi Italia Viva Melfi infatti, ha aderito in maniera trasparente ad un progetto civico chiamato “Melfi libera e democratica” insieme con le altre forze riformiste. Questo percorso ha incrociato una idea analoga di Giuseppe Maglione e una larga maggioranza di quel cartello civico ha immaginato di fare sintesi. Solo successivamente i partiti del centrodestra si sono posizionati sulla candidatura a sindaco di “Peppino”».


Non pensa che il passaggio con il centrodestra sia una reazione eccessiva per la mancata sottoscrizione di una mera enunciazione di principi, che peraltro paiono connaturati al centrosinistra, come sembra essere questo manifesto per una Melfi “libera e democratica” di aprile?


«Non c’è nessun passaggio al centrodestra, né reazione alcuna. Il punto vero sulla vicenda di Melfi è che c’è da anni trascuratezza, chiamiamola così, sul piano politico, nei confronti dei sottoscrittori di “Melfi libera e democratica”. Eccetto Livio Valvano nessuno ha proposto un qualsivoglia ragionamento ai nostri dirigenti locali. Anzi, si è auspicato per loro comodità che andassimo soli confidando in questo modo di giocare la partita del ballottaggio. Peppino Maglione sarà il sindaco di Melfi al primo turno e non servirà avvelenare il clima tentando di addebitare ad altri responsabilità che non ci sono. E’ la storia di sempre ma noi abbiamo già dimostrato in recenti vicende che non ci stiamo al brocardo: “questo è il candidato, se siete del centrosinistra accodatevi oppure fuori”. Questa non è politica o almeno non è la nostra».


Non è che dall’inizio si pensava a un’intesa col centrodestra più che con Pd e M5s, e proprio per questo, data la lontananza delle posizioni di partenza, si è provato con questo manifesto a rassicurare l’elettorato di Italia viva?


«No assolutamente basterebbe guardare alla tempistica. La verità è che l’iniziativa nostra e quella di Maglione hanno suscitato un tale entusiasmo nella comunità melfitana, che, con scaltrezza, il centrodestra ha deciso di aggiungersi nel sostegno invece di presentare un proprio candidato. Ovviamente quelli dei veti non siamo noi e non c’era alcun motivo per ‘cacciare’ qualcuno. Così come non si chiudono le porte a nessuno oggi, perché voglio ribadirlo: il progetto di Maglione parla a tutti i cittadini melfitani e mette al centro una visione di Melfi città aperta. Poi peraltro mi fanno sorridere alcune prese di posizione di questi giorni. Voglio ricordare che l’anno scorso ad Avigliano, altro grande comune della Basilicata, il Pd fece un patto di ferro, per di più perdente, con Fratelli d’Italia e con l’assessore regionale Gianni Rosa. Ricordo immagini sul palco assieme di autorevoli esponenti del Pd con esponenti della destra, ma si sa che “la gente dà buoni consigli, se non può più dare cattivo esempio” per citare De Andrè. Ma di precedenti c’è ne sono tanti. Ricordo ancora che quando eravamo al governo di questa regione, in nome dell’antipittellismo a Muro Lucano, la locale sezione del Pd, che faceva riferimento a un noto esponente del partito a livello regionale, sostenne addirittura il candidato sindaco Giovanni Setaro, tesserato di Fratelli d’Italia con chi si amministra ancora oggi. A scanso di equivoci Peppino Maglione non ha alcuna tessera di partito».


E’ vero che sta accadendo anche in altre regioni italiane in vista del voto per le comunali di settembre – ottobre, ma a lei personalmente non fa un po’ effetto passare in due anni dalla segreteria del Pd lucano alla foto di gruppo di sabato scorso a Melfi con esponenti di Italia viva affianco ai vertici regionali dei partiti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini?


«Non so che foto lei abbia visto ma io non ero presente, salvo controfigure. Ovviamente sto scherzando, ma, ripeto, c’è un errore di fondo e cioè che non c’è stato nessun cambio di squadra. Io sono dove sono sempre stato. Dove ci sono le idee riformiste, liberali. Piuttosto è il Pd ad averle abbandonate per sposare giustizialismo o populismo a seconda delle convenienze negli ultimi tempi. Io non mi sono mosso. Gli altri si sono spostati altrove. Poi, che il simbolo di Italia Viva non sarà presente nella coalizione è evidente come è altresì chiaro che, per volontà del nostro partito provinciale, chi vorrà spendersi nella lista civica Melfi libera e democratica sarà pienamente legittimato. Provano a screditarci quelli che dicevano “o Conte o morte”. Ci dicevano che facevamo un favore alle destre mentre in realtà stavamo solo dando un dispiacere a loro e un regalo a tutti gli italiani, Mario Draghi».


Crede che ci saranno conseguenze sulle alleanze col centrosinistra in altri comuni come Ferrandina dove pareva esserci una condivisione sulla candidatura di un esponente di Italia viva come Carmine Lisanti? Mi riferisco al monito del commissario regionale del Pd, Gianni Dal Moro, contro le intese variabili, o “alla carta”, inteso in alcuni comuni e in altri no.


«C’è molto rispetto nei confronti del Partito democratico come delle altre forze politiche di questa regione. Ma lo dico con chiarezza: non c’è nessuna sudditanza e non riconosciamo a nessuna forza la funzione di perno di una coalizione. Siamo disponibili a fare incontri bilaterali con tutti e riteniamo che l’unico perimetro politico valido sia quello dei convinti sostenitori del Governo Draghi. Diversamente è tutto localismo. Noi abbiamo del resto una linea molto chiara: lasciamo piena autonomia ai territori di auto determinarsi. Piuttosto, sono due anni che non mi occupo del Pd e non mi pare che le cose vadano meglio e questo è sotto gli occhi di tutti. Molte delle polemiche che leggo su Melfi è consueta melina precongressuale e nulla di più. Spiace perché ci sono di mezzo i lucani. Ma io credo che la saggezza e le capacità di Gianni Dal Moro, che conosco e stimo da tempo, prevarranno sui litigi delle correnti. Diversamente, siamo pronti a tutto».


Già negli ultimi mesi le proposte di Italia viva in Consiglio regionale hanno raccolto in più occasioni il sostegno del centrodestra e del governatore Vito Bardi in persona. L’intesa a Melfi rappresenta un passo ulteriore, in Regione, verso l’ingresso di Italia viva nella maggioranza?


«Non c’è alcuna strategia. Eravamo e restiamo alternativi. Semplicemente, e lo abbiamo ribadito più volte, noi abbiamo scelto la proposta e non la protesta. Molti dei pochi risultati portati a casa da questo Governo regionale a favore dei cittadini lucani portano la nostra firma. Come alcuni dei punti dello Young act per aiutare i giovani a superare la crisi economica legata alla pandemia, l’istituzione delle Usco per fronteggiare l’emergenza Covid nella sua fase più cruenta, la sperimentazione del plasma per curare i malati, l’inserimento dei disabili nelle priorità dei vaccini, solo per citarne alcune».


E’ vero che esiste già un accordo per cui in autunno Polese, grazie ai voti del centrodestra, è destinato a prendere il posto del leghista Carmine Cicala come presidente del Consiglio Regionale?


«Viviamo in una fluidità politica tale che è difficilissimo prevedere cosa accadrà tra una settimana figuriamoci tra 4 o 5 mesi. Tutta fantasia. Abbiamo un presidente del Consiglio regionale che si chiama Carmine Cicala e nonostante io spesso abbia posizioni diverse dalle sue, credo che non sia corretto nei suoi riguardi cominciare a parlarne prima del tempo».

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