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La sede del comune di Potenza

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POTENZA – E’ stato il presidente del consiglio comunale, Francesco Cannizzaro, a sintetizzare («Ometto di leggere integralmente, insomma, perché è abbastanza corposa») tutte le bacchettate della Corte dei Conti al Municipio. E ce ne sono diverse.

La “pronuncia specifica” è la 64 del 2020, Sezione regionale di controllo per la Basilicata, magistrato relatore Michele Minichini. La camera di consiglio era composta anche dal presidente Michele Oricchio e dai consiglieri Rocco Lotito e Luigi Gianfranceschi.

Se n’è parlato nell’ultima seduta di consiglio comunale del 26 aprile scorso. Il riferimento è al rendiconto dell’esercizio finanziario 2018 trasmesso dall’Organo di revisione economico-finanziaria del Comune di Potenza alla corte, che il magistrato istruttore ha analizzato e su cui ha chiesto chiarimenti e informazioni. Il provvedimento arriva dopo il vaglio dei chiarimenti e delle controdeduzioni inviati dal sindaco e dall’organo di revisione.

Si comincia con la massa di “residui passivi” «provenienti dall’esercizio 2017 e dagli esercizi precedenti».
Gli amministratori hanno spiegato che «non è risultato possibile liquidare i debiti già perfezionati e la cui scadenza era di competenza degli esercizi precedenti» per due motivi: il «rallentamento della gestione a seguito dei tempi di approvazione del bilancio stabilmente riequilibrato da parte del ministero dell’Interno» e in più una «carenza di liquidità dovuta in parte ai mancati incassi dei residui attivi».

La Sezione «prende atto dei chiarimenti forniti e raccomanda di adottare ogni misura necessaria per garantire il buon andamento dell’azione amministrativa». L’occhio rimane vigile sui bilanci a venire.
C’è poi tutta la questione degli “accantonamenti”, ossia i soldi che bisogna mettere da parte per far fronte a problemi imprevisti.

Tra questi, la «costituzione obbligatoria del fondo rischi contenzioso» per l’eventualità di soccombere in giudizio e dover pagare senza avere copertura, creando problemi al bilancio.
Il Comune ha comunicato le somme accantonate ma – dicono dalla corte – «non è stato possibile analizzarne la congruità»: nonostante la richiesta esplicita, non è stata trasmessa la relazione dell’ufficio legale sulle procedure giudiziarie in corso.

Una consistenza insufficiente sarebbe «una manifesta e grave violazione del principio della prudenza». Dunque, un «grave contegno omissivo del Comune».
Dai magistrati un invito al Comune (al rispetto del principio di prudenza e al controllo sui procedimenti giudiziari in corso) e all’Organo di revisione («alla costante verifica della congruità degli accantonamenti e alla segnalazione al Comune delle violazioni dei principi contabili con l’eventuale parere sfavorevole nelle ipotesi di particolare gravità».

Ma bisogna mettere da parte un fondo anche se le società di cui si hanno quote partecipative presentino bilanci negativi. Il Comune di Potenza possiede quote di Acquedotto Lucano Spa, Onlus Fondazione antiusura e Società alberghiera lucana s.a.l. srl, tutti organismi in perdita (al 31 dicembre 2018 rispettivamente di 1.383.081, 31.440 e 2.619 euro). Ma nel bilancio di previsione 2019-2021 non è stato costituito alcun fondo ad hoc. La giustificazione è che i bilanci delle società partecipate sono stati approvati dopo quello comunale. Inoltre «il Comune ritiene di aver comunque assunto un contegno di prudenza attraverso la definizione di un indistinto accantonamento per passività potenziali pari a 1.215.000 euro».

Ma per la Corte dei Conti è un comportamento che viola la legge. Dunque, «il Comune dovrà costituire il fondo perdite società partecipate almeno pari a 91.918,79 euro».
Secondo i giudici il Comune è debole anche per quanto riguarda alcuni ambiti della riscossione. «Buona» la capacità d’incasso per l’evasione tributaria (percentuale di riscossione del 91,57% nell’esercizio 2018 e dell’88,04 nell’esercizio 2019). Ma si tratta di crediti tributari vecchi, maturati fra 2014 e 2017, e dunque bisogna accelerare per non indebolire la garanzia dell’effettivo recupero.
«Estremamente ridotta», invece, la capacità di riscossione delle sanzioni per violazioni al codice della strada («la parte non riscossa è pari al 99,08%») mentre «dal prospetto di calcolo del Fondo crediti di dubbia esigibilità la massa dei residui risulta pari a 7.447.418,38 euro».

La risposta del Municipio è stata giudicata «poco esauriente» (oltretutto, manca un piano per migliorare la situazione). Il risultato: «Si censura il comportamento assunto (…) e si invita l’Ente ad adottare ogni misura necessaria per implementare la riscossione delle sanzioni».

Non va meglio con le locazioni: «La parte non riscossa è pari all’85,93%», residui per circa 1.600.000 euro. Il Comune si è impegnato a fare di più, la Corte dei Conti prende atto e si riserva di giudicare le prossime azioni.
Luci e ombre sulla tempestività dei pagamenti ai creditori: nel 2018 il ritardo medio era di 122,01 giorni, circa quattro volte i limiti di legge.

Di positivo è che, dopo aver ottenuto una “anticipazione di liquidità” da banche, intermediari finanziari, Cassa depositi e prestiti e Ue, «l’ente ha dimostrato la graduale riduzione dei tempi di pagamento, passando dai 122,01 giorni in media del 2018 ai 114,11 giorni del 2019, ai 65,77 giorni al 30 settembre 2020». L’invito è a proseguire su questa strada.
Per quanto riguarda la spesa del personale la Corte dei Conti non ha avuto informazioni sufficienti sulle «risorse destinate annualmente al trattamento accessorio» perché non è stata fornita «alcuna dimostrazione del rispetto dei limiti». Da qui, la richiesta di documenti.

Infine, sui «parametri obiettivi di deficitarietà» (ossia quelli che servono a capire se un ente è strutturalmente in deficit o meno) dal Comune sono giunte ai giudici «giustificazioni carenti del relativo supporto normativo» relative a due parametri dell’esercizio 2018: “Incidenza spese rigide – ripiano disavanzo, personale e debito – su entrate correnti maggiore del 48%” e “sostenibilità debiti finanziari maggiore del 16%”. La richiesta è quella di fare quanto necessario per «superare le criticità».
Ora ci sono meno di due mesi per rimediare. Altrimenti, la mancata trasmissione degli atti dal Municipio (o il giudizio negativo della Corte dei Conti), «preclude l’attuazione dei programmi di spesa per i quali è stata accertata la mancata copertura o l’insussistenza della relativa sostenibilità finanziaria», avvertono i giudici.

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