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Amedeo Cicala, sindaco di Viggiano

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VIGGIANO (POTENZA) – Per una Lega (nazionale) in fibrillazione sul fronte furbetti del bonus ce n’è un’altra (lucana) che fa parlare di sé per una vicenda simile.

Sempre di agevolazioni fiscali si tratta, ma di natura diversa. Durante il lockdown, l’amministrazione comunale viggianese a trazione salviniana targata Amedeo Cicala (il fratello Carmine è presidente del Consiglio regionale) mette in piedi una serie di iniziative a sostegno di attività imprenditoriali e professionisti, per tamponare l’emergenza socio-sanitaria.

Tra queste attività, spicca il bando a sostegno delle partite Iva. Il bando in questione viene approvato dalla giunta comunale del 12 maggio scorso a cui partecipano il sindaco e l’assessore al Bilancio Rosita Gerardi e un altro assessore (Paolo Varalla).

Il voto del sindaco è determinante, come quello dell’assessore, altrimenti la giunta non avrebbe avuto il numero legale e quindi non avrebbe potuto deliberare. La determina datata 24 luglio ha per oggetto “Bando a sostegno delle imprese di vicinato e artigiane danneggiate dall’emergenza epidemiologica da Covid 19 – Liquidazione categoria E”. Scorrendo l’elenco – dove al posto dei nomi dei beneficiari vengono riportati dei ben più criptici codici fiscali – si trova, in una sorta di crescendo rossiniano, in posizione numero 60 Ettore Corona (o meglio il suo codice fiscale), consigliere comunale e capogruppo di maggioranza; in posizione 70 l’assessore al Bilancio Gerardi (la stessa che ha reso possibile l’approvazione della delibera con la sua presenza nella riunione di Giunta) e in posizione 135 il sindaco Amedeo Cicala in persona personalmente (sempre identificato con il codice fiscale). Al numero 106 ecco Giovanni Cicala, il quale insieme al sindaco figura tra i proprietari della srl Lucania Costruzioni.

Per tutti l’importo corrisposto è di 3mila euro. Una particolarità rispetto a misure simili su scala nazionale è che nel caso di Viggiano sono stati modificati anche gli scaglioni per accedere al bando: laddove il bonus nazionale parla di partite Iva con reddito inferiore ai 35mila euro, nel centro del Potentino per aver facile accesso al bando comunale hanno aumentato la soglia, dal momento che si parla di reddito fino a 70mila euro.

La questione, oltre a porre il più amletico dei dubbi (può una scelta pur legale e legittima essere quantomeno inopportuna?) si inserisce in un quadro nazionale poco edificante, fatte – di nuovo – le dovute differenze.

La calunnia è un venticello estivo, e per adesso la storia ha tutto il carattere del tipico caso da ombrellone: «Scommettiamo – si chiede più d’uno in città – che gli stessi professionisti, sindaco e assessore, hanno chiesto anche il bonus regionale?». A pensar male…

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