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POTENZA – «Noi non vogliamo tornare indietro. E’ il momento di avviare davvero una più ampia stagione di cambiamento».
Lo ha ribadito, ieri ad Avigliano, il governatore Vito Bardi, meno di 24 ore dopo il duro atto d’accusa alla sua maggioranza innescato dalle recenti vicende di due consiglieri regionali. Vale a dire: il capogruppo di Fratelli d’Italia Giovanni Vizziello, appena assunto come specialista ambulatoriale di ginecologia all’Azienda sanitaria di Matera; e il vicesegretario regionale della Lega, Massimo Zullino, abile arruolato, a giugno, come comandante della polizia municipale del Comune di Rapolla, un anno dopo essersi fatto certificare, da agente scelto di un comune nel Nord Italia (in aspettativa politica) un’invalidità del 70% dall’Inps.


Il governatore è parso più che mai determinato nel lasciare sulle spine i suoi consiglieri, dopo mesi di tensioni e lotte intestine in vista di un eventuale rimpasto di giunta e delle ultime nomine da effettuare. Proprio mentre in Regione è tornato a farsi vivo l’assessore regionale alle Attività produttive, Franco Cupparo, decisivo nell’aprire la crisi della giunta regionale con l’annuncio, giusto due settimane fa, delle sue dimissioni.


Cupparo, che da allora non avrebbe ancora formalizzato il suo passo indietro, ha preso parte a un incontro sulla vertenza dei lavoratori della ex Caruso. A domanda della Tgr sulle sue dimissioni, però, non ha voluto commentare. Lasciando immaginare un ripensamento, su cui avrebbe trovato l’opposizione di Bardi. Ormai proiettato in una nuova fase dell’amministrazione regionale.
«Il centrodestra – ha spiegato Bardi ad Avigliano – deve rappresentare la stragrande maggioranza dei lucani esclusi da un sistema clientelare chiuso e autoreferenziale. Dobbiamo aprire i nostri palazzi a persone nuove, a giovani con competenze diverse, a sensibilità culturali differenti rispetto a chi ha monopolizzato la Basilicata negli ultimi 30 anni. Apriamo – i palazzi agli esclusi».


Ieri sulle parole del governatore in Consiglio sono intervenuti anche i consiglieri del Movimento 5 stelle, Carmela Carlucci, Gianni Leggieri e Gianni Perrino, chiedendosi «se saranno sufficienti le citazioni di Sandro Pertini e Paolo Borsellino per far rinsavire le truppe del generale e invertire la rotta di questa maggioranza a dir poco disastrosa».


«Si facciano un esame di coscienza – hanno dichiarato i 5 stelle – i vari Zullino, Vizziello, Rosa e tutti quegli altri amministratori, anche comunali, che sembrano aver perso la rotta del perseguimento del bene comune».
«Nel futuro prossimo – concludono – siamo chiamati ad affrontare la sfida epocale della gestione dei fondi previsti dal Pnrr. Inutile dirlo che è finito il tempo delle marchette, delle scorciatoie per fini personali e del becero clientelismo. Un cambio di rotta è necessario, obbligatorio. Se ne facciano una ragione i novelli statisti di centrodestra. Diversamente ci toccherà prendere atto dell’ennesimo treno perso da questa regione».


Ha chiesto che le parole si concretizzino nei «segnali» annunciati, invece, il segretario regionale della Cgil, Angelo Summa.
«Ci aspettiamo che la rimozione del dg dell’Arpab, Antonio Tisci, sia tra questi segnali», ha dichiarato Summa. «Dando voce a quanto chiesto da quasi 5mila lucani che, a metà agosto, chiesero che il direttore generale fosse sollevato dall’incarico. Una richiesta basata esattamente sugli stessi principi evocati dal presidente,“disciplina ed onore”, traditi da Tisci nell’apostrofare quale criminale Gino Strada all’indomani della morte».
«Auspichiamo – ha concluso il segretario Cgil – scelte ed atti coraggiosi e aderenti alla forte dichiarazione d’intenti resa dal presidente».

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