L'ospedale San Carlo di Potenza

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POTENZA – «Si fermi la “conquista” campana della sanità lucana e della Basilicata» e «si verifichi la legittimità degli ultimi atti in relazione alle nomine» compiute al San Carlo. E’ una denuncia a tutti gli effetti, con tanto di appello alle autorità compententi perché intervengano «affinché venga preservato il diritto alla salute di tutti i cittadini», quella lanciata ieri mattina dal segretario regionale della Cgil Angelo Summa.

LEGGI IL CASO DELLE NOMINE AL SAN CARLO

Nel mirino di Summa è finito il direttore generale del San Carlo, il campano, Massimo Barresi che martedì ha completato la de-lucanizzazione dei vertici della principale azienda sanitaria della regione con la nomina di un altro campano, Rosario Sisto, come direttore sanitario, dopo quella della calabrese Maria Acquaviva come direttore amministrativo. «Altro che blocco della fuga dei cervelli, quello che si prospetta è  una sistematica occupazione degli assetti direzionali della nostra regione, una esterofilia  che  favorisce  l’emorragia di giovani lucani». Denuncia il segretario della Cgil.

«Con la nomina del direttore sanitario si è completato un disegno finalizzato a privare l’azienda ospedaliera di qualunque professionalità lucana e ad affidare la gestione a individui provenienti da altre regioni». Ha aggiunto Summa. «Il San Carlo è diventato terra di conquista dei campani, in totale dispregio delle numerose e ormai silenti professionalità della nostra terra, di una classe dirigente svilita e mortificata da mediocri dirigenti esterni. Prima un direttore generale privo di qualunque esperienza di direzione generale e con modeste esperienze di dirigenza di strutture complesse, poi un direttore amministrativo senza alcuna esperienza di direzione amministrativa e con ridotta esperienza di dirigenza facente funzione di strutture complesse, nominato attingendo – come già da noi denunciato – da un elenco  non più valido (…): un atto gravissimo, che rischia di inficiare la legittimità di tutti gli atti che il nuovo direttore adotterà, con tutte le prevedibili conseguenze sulla funzionalità dell’azienda. Adesso, un direttore sanitario senza alcuna esperienza di direzione sanitaria e con modesta esperienza di dirigenza di strutture complesse, peraltro in azienda sanitaria e non ospedaliera. Profili, questi ultimi, senza dubbio non capaci di fornire giustificazione al ricorso a regioni limitrofe, che certo non hanno fatto segnalare nella sanità risultati migliori di quelli della Basilicata».

«Fa specie che questo stia succedendo in un momento politico che ha premiato partiti che si sono candidati proprio con lo slogan “prima i lucani”». Insiste il segretario regionale della Cgil. «Un’ulteriore riflessione va fatta sulle modalità di individuazione del direttore amministrativo e del direttore sanitario. Quale sistema ha utilizzato Barresi per scegliere la regione dalla quale prendere l’elenco? Come ha fatto a individuare il nominativo da scegliere e ad avere il curriculum dei prescelti? Nessun avviso è stato predisposto per la ricezione di domande. L’interrogativo pertanto sorge spontaneo: li conosceva personalmente o sono stati segnalati da qualcuno? Certo è che ancora una volta le numerose risorse umane operanti nel servizio sanitario regionale si vedono preferire nominativi caratterizzati da titoli pari, se non inferiori, in una sorta di colonizzazione della Regione Basilicata ormai quotidiana. La politica di ieri e di oggi, con il suo incomprensibile ed inaccettabile silenzio, diventa corresponsabile di questa mortificazione inflitta a tanti bravi e capaci dirigenti lucani che hanno  dato lustro al San Carlo, per anni punto di eccellenza in tante branche  specialistiche, oltre che nella corretta e trasparente gestione contabile, tanto da ricevere nel 2012 “L’Oscar di bilancio della pubblica amministrazione“. Unica azienda del Sud che ha avuto un tale riconoscimento».

«La sanità lucana – conclude Summa – rischia di scivolare in un lento e pericoloso declino a causa di scelte mediocri e di bassa qualità, declino che porterà a un peggioramento dei livelli di assistenza e a pagarne le conseguenze saranno tutti i lucani».

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