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La ricercatrice lucana Stefania Nogaretto

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ROTONDA – Da ormai un anno siamo piombati nell’incubo del Coronavirus, dal quale tutti speriamo di uscire al più presto grazie al vaccino. Già dalla fine dello scorso anno sono iniziate le inoculazioni di Pfizer e, a breve, sarà la volta di Moderna. Tuttavia, ed è notizia di qualche giorno fa, in un futuro non troppo lontano sarà disponibile anche il vaccino tutto italiano ReiThera (denominato GRAd-Cov2).

L’azienda bio-tecnologica ReiThera rappresenta un’eccellenza tutta italiana, i cui ricercatori stanno dimostrando di essere assolutamente in grado di competere con i colossi stranieri. Tra loro anche Stefania Nogaretto, una giovane ricercatrice rotondese.

«Lavoro nel Dipartimento del “Quality Assurance” – spiega – che si occupa di portare avanti la documentazione relativa a qualsiasi farmaco. In sostanza, tutta la parte relativa all’approvazione delle fasi produttive e sperimentali avviene all’interno del nostro Dipartimento: noi verifichiamo il rispetto di tutto quanto prescritto da Aifa (Agenzia italiana del farmaco che ha autorizzato ReiThera, ndr)». I risultati raggiunti sono stati illustrati allo “Spallanzani” dal direttore scientifico Giuseppe Ippolito, che ha spiegato come il picco di produzione di anticorpi a 4 settimane «resti costante», aggiungendo anche che «il vaccino è a una sola dose» mentre, sia Pfizer che Moderna, devono essere iniettati due volte.

Inoltre, come Moderna, anche ReiThera è stabile a 4 gradi centigradi. Il farmaco, dopo aver superato la Fase 1, viaggia spedito verso la Fase 2 (in tutto le fasi sono tre) e si spera che l’iter possa essere completato nel giro di 6 mesi. Nel Dipartimento lavorano al progetto un’altra coordinatrice e una qualified person. Ma, in totale, attualmente, sono un centinaio i ricercatori impegnati a Roma nella preparazione del vaccino.

Dopo essersi laureata in genetica e biologia molecolare nella ricerca biomedica, Stefania si è specializzata nel settore “Quality & Gmp Compliance”, per poi iniziare fin da subito a lavorare per le multinazionali. Il suo percorso in ReiThera è iniziato tre anni fa, ma mai avrebbe pensato che un giorno si sarebbe occupata di qualcosa di così importante per l’Italia ed il mondo intero.

«Assolutamente non avrei mai pensato di potermi trovare a lavorare per qualcosa di così rilevante e atteso – aggiunge la ricercatrice rotondese – anche perché, nelle multinazionali, le prime esperienze riguardano farmaci molto comuni. Nel mio caso, ad esempio, ho lavorato per la “Tachipirina”, piuttosto che per l’Oki o altri farmaci di carattere ospedaliero. Successivamente sono arrivata in questa realtà, che è una bio-tech e, quindi, completamente diversa. Basti pensare che anche il reparto produttivo è composto interamente da ricercatori, quasi tutti laureati in biologia, chimica, chimica e tecnologia farmaceutica e biotecnologie. Qui abbiamo lavorato esclusivamente per trial scientifici, l’equipe che ha creato questa azienda aveva anche prodotto il vaccino per Ebola ed era in grande crescita. Tuttavia, pensare che, da lì a tre anni, saremmo stati al centro del mondo, devo dire che proprio non me lo aspettavo. Ma, chiaramente, è un’esperienza che da un punto di vista professionale mi sta appagando profondamente».

Inoltre, visto che ha solo 31 anni, è giustamente ambiziosa e ha voglia di spingersi più in là. «Continuerò sicuramente a lavorare nell’ambito scientifico, perché è quello che ho scelto e che mi piace. Ma voglio anche crescere e provare a raggiungere ruoli di maggior rilievo, anche perché le possibilità per riuscirci ci sono».

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