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C’era un lucano in un castello a New York: la favola di Charles Paterno nel libro di Renato Cantore

Basilicata
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Didascalia Foto: 
Charles Paterno con la moglie e il figlio
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L’emigrazione tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900, tra  sofferenze e  sogni divenuti realtà; l’importanza di far conoscere  alle giovani generazioni di italo-americani personaggi del profondo Sud dell’Italia che hanno contribuito alla crescita economica, sociale e culturale degli Stati Uniti. «Aiutare tanti italoamericani a sentirsi fieri della propria identità». Il giornalista e scrittore lucano Renato Cantore spiega così la decisione di tradurre in inglese il libro “Il  Castello sull’Hudson. Charles Paterno ed il sogno americano”, pubblicato 4 anni fa dall’editore Rubbettino. Come una favola. Dalla povertà alla vita ricca di successi dell’«emigrante per necessità, visionario per vocazione». Protagonista Charles Paterno, terzo di sette figli, partito su una carretta del mare con la poverissima famiglia  nel 1883, a 7 anni, dalle montagne di Castelmezzano (Potenza). E’ diventato uno dei più grandi costruttori di New York City. «Nato povero, morto da ricco sul green del più esclusivo Country Club di West Chester, si ricorda che fu  «tra i primi a tirar su i grattacieli destinati a disegnare la più famosa skyline del mondo». Ha creato le «città giardino, puntando  sulle nuove tecnologie e  affidandosi  ai migliori architetti, per offrire non solo case, ma nuovi stili di vita a decine di migliaia di persone». Nel 1939  Fiorello La Guardia, sindaco di New York, lo definì «un genio costruttivo» in occasione della cerimonia di inaugurazione del Castle Village.

Mattoni e non solo. Charles sostenne la nascita della Casa Italiana per la cultura. Donò ventimila volumi  al «centro di cultura dedicato agli studi avanzati sulla storia e la civiltà italiana». Luogo di incontri, dibattiti, concerti e mostre d’arte. Giuseppe Prezzolini, direttore dell’Istituto, era amico ed estimatore di Charles: «Ho sempre sentito in lui una potenza superiore, non per i soldi che aveva fatto, ma perché mi pareva emanasse da lui quella animazione un po' faunesca che si suol collegare con le funzioni eminenti della vita».

Per l’edizione italiana c’è stato molto  interesse . Sarà così anche per questa in inglese? «Mi auguro di sì», risponde Cantore. «Credo che l’incredibile storia che ho avuto la fortuna di raccontare meriti di essere conosciuta anche oltre i confini nazionali, così come, d’altra parte, la vicenda umana di Charles Paterno si è svolta sempre di qua e di là dell’Oceano, in un rapporto mai interrotto tra il piccolo borgo lucano di Castelmezzano e la grande metropoli di New York».

Dal castello dei sogni al castello della realtà. Charles, un sognatore, che sapeva sognare e concretizzare i sogni. «Il primo sogno americano  di Paterno ha l'aspetto di un castello di marmo bianco nel punto più alto di Manhattan», dove  ha vissuto  per anni con la moglie Minnie Minton Middaug (bellissima nobildonna  discendente di una delle famiglie olandesi che avevano fatto la rivoluzione) e con il  figlio Charles, nato   il  23 novembre del 1907. «Uno dei giorni più bui della crisi, con gli sportelli delle banche aperti anche di sabato per far fronte all'assedio dei risparmiatori terrorizzati, fu invece una giornata luminosa a casa Paterno». La nascita venne festeggiata alla grande dal papà che  «lasciò mamma e bambino e scappò a Washington Heights dove, sulla collina tra North Avenue e Riverside Drive, nel cantiere era tutto pronto: operai, mezzi meccanici, attrezzature. Aspettavano solo lui per dare il primo simbolico colpo di piccone e cominciare a scalfire la roccia. La costruzione del castello dei sogni era cominciata». Un castello in autentico stile medievale: quattro torri merlate di marmo bianco e un imponente muro di cinta in pietra. All’interno delle mura sorgeva un pergolato sorretto da duecento colonne, un giardino d’inverno, diciassette serre, 40 stanze, una piscina olimpionica, la sala del biliardo, un tunnel sotterraneo e una cantina con annessa fungaia. C’erano sette pianoforti, un organo a tremila canne che con un sofisticato congegno elettronico diffondeva ogni mattina musica in tutto l’ambiente. Di quel castello oggi restano le foto. Paterno successivamente  lo demolì e  al suo posto realizzò cinque torri destinandole alle famiglie newyorkesi. La casa della sua vecchiaia, la costruì nel punto più altro tra New York e Boston, a Greenwich.

Paterno  puntava sempre più in alto, non aveva  dimenticato chi al  suo paese aveva bisogno di lavorare, per sopravvivere. E’ stato molto generoso con le persone in difficoltà che aiutò a raggiungere gli Stati Uniti. Diede  loro una occupazione stabile e la possibilità di vivere dignitosamente negli anni in cui la Basilicata ed il Sud dell’Italia erano in completo abbandono: ridotti in vergognose  condizioni economiche, sociali e culturali. Disperazione e miseria. Charles ha contribuito a risollevare le sorti di tantissime famiglie. Nel suo paese natale ed in Basilicata  non l’hanno dimenticato. Sostenute le iniziative che evidenziano la grande personalità e promuovono l’immagine di un figlio illustre che ha onorato le radici in terre tanto lontane e in anni tanto difficili. Così come l’America non l’ha dimenticato. «Soprattutto nella zona dell’Upper West Side di New York – ci dice Cantore – la presenza di Charles Paterno è ancora viva, dai quartieri che ha costruito alla biblioteca della Columbia University, che conserva il grande fondo librario da lui donato alla Casa Italiana».

 I parenti di Paterno che vivono negli Stati Uniti come hanno accolto la decisione di tradurre il libro in inglese? «Con grande entusiasmo. Ormai la famiglia è sparsa un po’ ovunque negli States, ma i primi riscontri sono ovviamente di grandissimo interesse. Pochi, finora, erano riusciti a leggere e comprendere bene la versione in italiano. Sono tutti, ovviamente, molto orgogliosi di questa storia».

Dove sarà possibile acquistare l’edizione in inglese? «Per ora sui principali bookstore online. Ma l’editore Rubbettino, che è un editore illuminato, ha già in programma l’edizione in e-book proprio per favorire la diffusione del libro oltre Oceano. Inoltre è anche possibile una joint-venture con qualche editore americano per la pubblicazione di una edizione “made in Usa”».

Per la presentazione ufficiale si sta lavorando a due eventi. Il primo in Italia, probabilmente a Napoli con la partecipazione del consolato generale degli Usa. Il secondo a New York, in autunno, in collaborazione con le istituzioni culturali italiane e le associazioni degli emigranti in America. «Per questi eventi – dice Cantore –, come per la pubblicazione della versione inglese del libro, devo un sincero ringraziamento al comune di Castelmezzano, al Consiglio regionale di Basilicata e al centro lucani nel mondo “Nino Calice”, che hanno creduto in questo progetto supportandolo anche finanziariamente». L’importanza delle radici, l’orgoglio, il riscatto, la riconoscenza. Un progetto storico e culturale che vale la pena di sostenere. Cantore ricorda a questo proposito le parole di «un altro grande lucano emigrato in America, Leonard Covello, tra i protagonisti dello sviluppo dell'istruzione nella Harlem Italiana: “La conoscenza delle proprie radici aiuta a sentire l’orgoglio dell’appartenenza e quindi ad essere cittadini più consapevoli”». L’autore del libro perciò oggi sostiene che «la conoscenza della storia di uomini come Paterno può aiutare tanti italoamericani a sentirsi fieri della propria identità». Doveroso oggi ricordare ed onorare questo grande lucano, che è morto nel 1946, lasciando in sospeso tanti sogni. Come la “Paterno Tower”, l’edificio più alto del mondo, una torre di cento piani, più alta della Tour Eiffel, da costruire nel distretto residenziale del New Jersey.

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