La Via Crucis a Barile nel 2015 (foto da fb)

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Da Barile a Montescaglioso entrano nel vivo i preparativi per le rappresentazioni sacre della Settimana Santa

POTENZA – In Basilicata sono nel vivo i preparativi per le rappresentazioni sacre della Settimana Santa, quelle più caratteristiche si tengono nel territorio del Vulture Melfese che detiene anche la palma della tradizione più longeva con la Via Crucis del Venerdì Santo di Barile, piccolo Comune in cui vive una comunità di origine albanese che parla ancora l’arbereshe. Proprio nell’area potentina i riti iniziano in anticipo perché la prima Via Crucis vivente si tiene a Ripacandida nella domenica delle Palme, 9 aprile.

 E’ la più giovane delle manifestazioni sacre e si è aggiunta agli altri riti che si tengono nei Comuni della stessa area, con altrettante rappresentazioni viventi: Atella al Giovedì santo; Venosa, Rapolla, Maschito (altro Comune a minoranza albanofona) e Barile al Venerdì santo; Rionero in Vulture al Sabato santo. La Via Crucis più antica è a Barile. Nei suoi piccoli numeri (sono circa 2000 abitanti), la partecipazione è notevole con 116 figuranti, divisi in 25 gruppi. Non è il numero a caratterizzarla, sebbene sia elevato in rapporto alla popolazione.

 Ciò che la rende peculiare è la commistione tra il tema della Resurrezione nella religione cattolica e la cultura albanese che ”popola” questa rappresentazione di figure singolari. Alcune figure sono coperte o incappucciate. Sino agli anni ’40 anche il Cristo con la croce era interpretato senza la possibilità di vedere il volto, poi la tradizione è cambiata. Rimane immutata l’iconografia del camminare scalzo per l’intero percorso di circa quattro chilometri, mentre trasporta una pesante croce e trascina una catena di ferro.

Tra le figure non cristiane, nella Via Crucis di Barile figura la Zingara che è un simbolo negativo e rappresenta la lussuria. Polarizza attenzioni quanto il Cristo in croce; si presenta tra la folla con abiti sgargianti ed è ricoperta d’oro. E’ un personaggio senza valori cristiani, l’unica che non soffre nel vedere il Cristo sofferente e che non piange perché, secondo la tradizione, è stata proprio la Zingara a fornire ai soldati i chiodi con cui le mani ed i piedi di Gesù sono stati trafitti. Un’eredità del passato vuole che alla vigilia della processione le donne del paese mettano a disposizione i loro ori, prima esposti a tutti e poi in parte utilizzati dalla Zingara, per poi rientrarne in possesso al termine della manifestazione. Il Moro, invece, è il simbolo di altre religioni.

 In tutti i paesi lucani interessati dai riti della Pasqua le confraternite stanno ultimando i preparativi ed i costumi. E’ caratteristico anche il Venerdì santo di Montescaglioso, in provincia di Matera, con una Processione dei Misteri in cui le statue escono da chiese diverse. A Montescaglioso, inoltre, la Settimana santa inizia con un rituale addio alla Quaresima: vengono ritirati dei pupazzi a figura femminile precedentemente appesi per ricordare il lungo periodo del digiuno.

 A Matera non ci sono rappresentazioni sacre di rilievo. La città lucana, ad ogni modo, è la meta più importante per il fascino dei suoi Sassi e le ambientazioni cinematografiche che l’hanno resa la Palestina di Pier Paolo Pasolini (”Il Vangelo secondo Matteo”, 1964) e di Mel Gibson (”The Passion of Christ’’, 2003).

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