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Una cicogna nera avvistata nel Parco Gallipoli Cognato

Tempo di lettura 3 Minuti

POTENZA – Perché dovrebbe importarci qualcosa se è stato scovato un nido di cicogna nera, così come i rappresentanti del Parco Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane hanno raccontato ieri in videoconferenza? Cosa può importarcene di un paio di uccelli mentre il mondo cerca faticosamente di liberarsi di un virus vorace che lo ha colonizzato?

Una prima risposta potrebbero darcela le parole di Antonio Romano, sindaco di Oliveto Lucano – comune nel cui territorio è stata avvistata la nuova coppia – che davanti al videocamera ha detto nel suo intervento: «E’ un motivo di orgoglio per noi che siamo il più piccolo comune del parco. Ma è anche un motivo di speranza. Sono due animali, certo, ma è vita. E quando si accende una speranza di vita, di vitalità, è sempre un punto da cui partire».

Un’altra risposta potrebbe essere l’emozione che traspariva dalle parole di tutti i relatori: Elisa Deufemia, vicepresidente del Parco, il direttore Marco Delorenzo, il veterinario dell’ente Egidio Mallia, l’ornitologo professionista incaricato del monitoraggio della fauna selvatica volatile nel parco Egidio Fulco e appunto il sindaco Romano. Ma in particolare la passione di Fulco, che è andato a scovare la casetta naturale dei due volatili su una parete rocciosa, in una zona che sembra la celebrata Selva Nera tedesca e che invece è un angolo della meno nota Basilicata.

«Da qualche tempo – ha raccontato Fulco – c’erano già degli indizi della presenza di una nuova coppia oltre alla coppia storica. Quest’anno la primavera ci ha regalato una bella notizia. Nonostante la difficoltà di osservazione dovuta alla posizione del nido, abbiamo accertato la presenza di almeno un pulcino».

E quindi la vita che continua, che da un anfratto nella pietra si rinnova, come aveva detto Romano.

Un’altra ragione per emozionarsi potrebbe essere un vanto tutto lucano: in Italia sono state censite circa venti coppie di cicogna nera. Di queste, ben otto si trovano in Basilicata. E due – da quando è stato visto e fotografato il secondo nido – nel Parco Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane.

Oltre a questa zona protetta va a cavallo fra le province di Potenza e Matera, la Ciconia nigra in Basilicata si trova anche – spiega Fulco – “nel sistema delle Gravine di Matera, in un’area tra Cirigliano e Gorgoglione e presso la Fiumara di Atella e il medio corso dell’Ofanto».

Questi begli animali – lunghi circa un metro, dall’apertura alare che può arrivare a due, con un piumaggio corvino tranne che su contorno occhi, becco e zampe che sono rossi e ventre dove le piume si fanno bianche – si credevano oramai estinti in Italia. Poi, a metà anni Novanta, i primi avvistamenti in Piemonte. In Basilicata arrivano nel 2000.

Sono animali che non creano colonie popolose, tutt’altro. «Le coppie sono singole, ogni coppia ha un territorio e lo difende. Nascono dispute territoriali: con la webcam è stata documentata nel Parco un’interazione aggressiva fra adulti. Le due coppie del Parco sono però ben separate fra di loro».

«Stiamo monitorando con un progetto regionale tutta la fauna ornitica sugli interi 27.000 ettari del parco – spiega il direttore Delorenzo – Da agosto scorso abbiamo un Piano del Parco: la tutela della biodiversità è uno dei cardini portanti».

Lo studio, prima concentrato sulla zona delle Dolomiti Lucane per verificare che gli attrattori turistici del posto non interferissero con l’avifauna, si è poi allargato sull’intero territorio del Parco. «Con risultati eccezionali», commenta Delorenzo.

Il veterinario Mallia ha rimarcato l’importante ruolo del Parco e la vicepresidente Deufemia ha auspicato «un turismo sostenibile e naturalistico» (anche se bisognerà comprendere come coniugarlo con le misure di sicurezza anticontagio). Un’idea è proporre «pacchetti di turismo di prossimità» insieme alle associazioni del posto, magari pensando al progetto già sperimentato NaturArt da ripetere nei cinque comuni del parco: Accettura, Calciano, Castelmezzano, Oliveto Lucano e Pietrapertosa.

«Tenendo conto dell’emergenza, cercheremo di creare qualcosa di sicuro per tutti», conclude la dirigente.

Ma più delle parole possono le immagini. Le scene immortalate da Fusco il 28 aprile scorso – gli uccelli nel loro nido – dicono tanto, dicono tutto. E spiegano, una volta per tutte, perché aver avvistato due uccelli su una montagna – anche nell’era del coronavirus, e forse soprattutto in questa era – sia una magnifica notizia, che fa volare la speranza.

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