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Se la sinistra analizza le Br
In Basilicata il documentario

Basilicata

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POTENZA – I primi contraccolpi di natura ideologica di cui risentono i partiti e gli equilibri nel centrosinistra degli anni Cinquanta, rappresentano un essenziale spartiacque per la sinistra italiana.

Il filo che collega questa fase storica del nostro Paese con altri due momenti, la Resistenza antifascista ed i cosiddetti anni di piombo, è forse la chiave per comprendere l’analogia che si salda tra due momenti così lontani nella storia italiana. La storia mai raccontata delle Brigate rosse è stata ricostruita in un libro (“Cosa sono le Br?”) ed un documentario (“Il sol dell’avvenire”, prodotto da da Alessandro Bonifazi e Bruno Tribbioli per Blue Film).

In questa cornice Fondazione Basilicata Futuro proverà a rileggere una delle fasi più truci della storia d’Italia, contrassegnata dal terrore rosso e nero.

La finalità è «riconsiderare l’impegno e la militanza nel clima di guerra civile che caratterizza gli anni Settanta, il ruolo delle Brigate rosse con uno dei suoi protagonisti del tempo, Alberto Franceschini, criticamente impegnato in una rivisitazione dell’esperienza passata: gli errori, le illusioni e la tragedia di una generazione; il filo rosso di una presunzione di colpevolezza nella circostanza dell’assassinio di Aldo Moro; le trame ideali di una visione antitetica all’affermazione della democrazia e la inconciliabile tensione politica di gruppi terroristi con gli stabili presidi della rappresentanza del lavoro e del Pci, che “irreparabilmente” sceglie il campo della democrazia e dell’equilibrio costituzionale a far data dal congresso di Bologna del 1969; indagheremo le cause ed i richiami ideali alla tradizione della resistenza antifascista; getteremo uno sguardo alle contrapposte e diversamente declinate strategie della tensione, negli anni del protagonismo rivoluzionario di destra e di sinistra».

Saranno questi alcuni degli spunti che accompagneranno la proiezione del documentario “Il sol dell’avvenire” del giornalista e scrittore lucano Giovanni Fasanella e di Gianfranco Pannone.

I tre momenti si terranno nei giorni 26, 27 e 28 luglio (il primo alle 21, i successivi alle 18,30) rispettivamente nei Comuni di San Fele, Banzi e Pisticci-Marconia e vedranno l’avvicendarsi di personalità della politica nazionale e regionale quali il viceministro Filippo Bubbico, il parlamentare Sel Antonio Placido, il segretario regionale del Pd Antonio Luongo e il dirigente dem Erminio Restaino. I dibattiti saranno moderati dai giornalisti Fabio Amendolara e Ugo Maria Tassinari.

I temi sul tavolo sono interessanti e si presume che il dibattito sarà acceso come in occasione dell’ultimo passaggio di Fasanella nella sua Basilicata, quando fu presentato “Il golpe inglese” e per settimane si trascinò una polemica politica sugli interessi inglesi attorno al giacimento petrolifero di Montegrosso e sulle presunte pressioni dell’ambasciata inglese presso il governo Renzi in occasione dello Sblocca Italia.

IL FILM Reggio Emilia, città medaglia d'oro della Resistenza, 1969: trenta giovani militanti comunisti lasciano il Pci e con altri ragazzi di estrazione anarchica, cattolica, socialista, costituiscono la Comune dell'Appartamento per progettare la rivoluzione. Alcuni di essi entreranno nelle Br, altri ritorneranno nel Pci, altri nel sindacato. Reggio Emilia, 2007: dopo 40 anni, Franceschini, Paroli, e Ognibene, tutti ex Br, Viappiani della Fiom e Rozzi, funzionario pubblico ed esponente del Pd locale, ripercorrono quell'esperienza, il legame con la Resistenza e il Pci. Un viaggio nel tempo doloroso e rivelatore, per chi oggi non vuole ricordare, o non c'era e non sa. Decisive le testimonianze di Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli trucidati dai nazisti, e di Corrado Corghi, ex dirigente Dc, esponente del cattolicesimo del dissenso. Nel libro allegato gli autori ricostruiscono il dibattito e le difficoltà che hanno incontrato durante la lavorazione e nella distribuzione del film.
Dalla discussione del gruppo attorno al tavolo di una trattoria alla confessione di Franceschini che la mano guantata e armata di Luger ritratta nella locandina e riferita al sequestro Macchiarini è la sua, parlano i protagonisti di quella aspra stagione: «Nessuno di noi pensava che dieci scimuniti come eravamo noi potessimo fare la rivoluzione e prendere il potere...» dice Franceschini e «Per fortuna che non abbiamo preso il potere», replica sorridendo in modo agrodolce un altro commensale, prendendo una bottiglia d'acqua.
Il film, che appena uscito ha avuto un'ottima accoglienza al festival di Locarno, «vale più di un milione di discorsi» ed «è un incredibile affondo sulle ambiguità e le contraddizioni della sinistra italiana» hanno rispettivamente scritto Paolo D'Agostini su Repubblica ed Eric Jozsef Liberation, mentre per Guy Dinmore del Financial Times «il documentario lascia volutamente senza risposta molte domande di quel passato tenebroso, scomode per politici di sinistra e di destra».
«Questo è anzitutto il diario di un lungo ostracismo contro un film ritenuto “politicamente scorretto”. Certo, sapevamo che era un'operazione a rischio, come tutte le operazioni che affrontano per la prima volta temi a lungo rimossi. Ma chi poteva immaginare che saremmo stati costretti a difenderci ancor prima che il film uscisse nelle sale?» scrivono Fasanella e Pannone nell'introduzione del libro di 128 che accompagna il dvd edito da Chiarelettere e raccoglie le biografie dei “testimoni” presenti nel film. «E' bastato un semplice annuncio del tema trattato perché contro “Il sol dell'avvenire” si scatenasse una vera e propria guerra preventiva, combattuta dai nostri nemici a volte in modo subdolo e silenzioso, a volte in modo assordante e in campo aperto. Un ministro della Repubblica, politici di destra e di sinistra, familiari di vittime del terrorismo, giornalisti e intellettuali sono scattai contro il film prima ancora di averlo visto. Come mossi da un riflesso condizionato, pretendendo di avere una sorta di esclusiva sul dolore, sul diritto all'indignazione e sulla corretta interpretazione storica».
Gli autori parlano di «passato che non passa», «cultura dell'“indicibilità”» e «disturbo post-traumatico da stress», reazione patologica sviluppatasi «a causa di una rimozione prolungata di un evento doloroso» e traumatico — in questo caso gli Anni di Piombo. Film nel film fu la vicenda della distribuzione, alquanto travagliata. Magari il passaggio di Franceschini in Basilicata rinfocolerà la polemica. «Le Br ci sono ancora – spiega ancora Fasanella –, quel terreno non è mai stato bonificato a fondo, e qualcuno ci deve dire perché», e gli fa eco Pannone: «Ci hanno fatto credere che le Br venivano dallo spazio e invece sono le figlie di una parte della sinistra storica». La tre giorni lucana servirà a tornare su quegli argomenti e chiarire ulteriormente le idee su una ferita della storia e della politica del dopoguerra non ancora rimarginata ma con cui bisogna prima o poi fare i conti.

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