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Un cedimento della struttura reticolare circolare al palco, forse per il peso delle attrezzature e degli stessi operai che vi stavano lavorando. E’ questa, secondo quanto si è appreso in ambienti investigativi, una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti per risalire alle cause del crollo della struttura del palco del concerto di Laura Pausini che ha provocato la morte di un operaio ed il ferimento di altri due. Altri quattro operai che si trovavano in cima alla struttura, a 15 metri di altezza, sono rimasti illesi. Fondamentali, per individuare le cause esatte dell’incidente, saranno comunque le perizie tecniche che il sostituto procuratore della Repubblica Rosario Ferracane dovrebbe affidare già nelle prossime ore. Allo stato la squadra mobile di Reggio Calabria sta ancora sentendo i tecnici e gli operai che si trovavano nelle vicinanze del palco al momento del crollo per ricostruire quanto accaduto.
«Siamo in attesa di capire cos’è successo, non è possibile morire così». Lo ha detto Patrizia Di Meglio, presidente della società cooperativa per azioni “Insieme”, con sede legale e amministrativa a Castelvecchio Subequo, la ditta per cui lavorava Matteo Armelini.
La società, che dal 2003 fornisce tecnici audio e luci, operatori e servizi per lo spettacolo e si occupa di produzione di eventi e concerti, vanta nel suo curriculum collaborazioni con i principali artisti italiani. Ha ottanta dipendenti, “tutti tecnici scelti, professionisti con anni di esperienza – spiega Di Meglio -. Matteo, tecnico delle luci, lavorava con noi dal 2009, quando è arrivato aveva già un curriculum importante». Quanto all’incidente, «per noi è inspiegabile. Sicuramente il problema è stato il pavimento. Prima di ogni concerto depositiamo tutta la documentazione, altrimenti l’evento non parte. Ci tengo a sottolineare che tutti coloro che lavorano in questo settore sono professionisti di un certo livello».

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