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A giorni di distanza butto giù le mie impressioni dal Vega per il VeneziaCamp. 
Momenti.  Attimi. Short impressions. Immagini in parole. 
Cose che tengo nel cuore  e altre che mi galleggiano agli angoli della bocca. Come sorrisi. 
Tante, ma proprio tante in testa. Come gangli. Niente di tecnico. Solo emozioni. 
– I 45 minuti impiegati per trovare l’edificio giusto e poi la sala giusta in quella futuristica città che è il Vega di Mestre.
– L’entusiasmo di Maurizio. I foglietti, la confusione apparente (e reale) che si raccorda e fa filare tutto liscio. 
– L’albergo giallo a forma di nave e noi nella tolda, insonorizzata. 
– Il baccalà in tutte le sue declinazioni.
– “L’italiano è ormai un dialetto”. Leo Sorge che uccide le mie convinzioni e me ne crea altre. In tre D. Cose da gamification
– Il fact cheking e la lezione (apprezzatissima dalla sottoscritta, ma non solo) di Riccardo Polesel e Pier Luca Santoro.
– I 18 like di Galdino Vardanega:-) su G+ 🙂 Record da lasciare annichiliti. Cose da ricordarsi in tema di personal branding.
Le scarpe dorate della Mossenta. Ma non solo.
 Intelligenza, bellezza e simpatia. Racchiuse in una donna sola. 
– Las ramblas e le vongole. In un tavolo stretto, stretto. Tutto una risata. 
– L’ultima sigaretta al parcheggio di via Roma, a Venezia.  Con Giorgio Marandola  e la “prima vista”.
Quella che a fine serata, se tutto è annato male, te la ritrovi, a portar via. Cose da specialist intruder. 
– Le GGD declinate al rosso. Dal carota al violino. 
– Simona, la napoletana a Venezia.  Io e lei, su al Nord.  
– I tweet, veloci. L’emozione del TT, appena sotto al Trota. 
– Lo spritz, con oliva. Le chiacchiere al bar.
– Il maratoneta. Fabio Malamocco. Una rivelazione. Telecom so’ fatti tuoi. 
– Gli appuntamenti (disattesi) via tweet con Alessandra Giraldo. 
– Le narrazioni di Simo. Uno dalla barba, che affascina con le parole. 
– L’uomo a cui si apre l’ombrello. Ma non chiamatelo guru. Andrea Sales
– La pecora nera di Barbara Bonaventura e la necessità di essere diversi. 
– Le slide.
– Il lupetto nero del professor Mario Calzigna.
– Gli i-pad. Tanti. 
 E tutte le cose che non sono riuscita a seguire. Le voci. I corridoi. Le scale a labirinto.
 Il ping pong. La frittura con la polenta. 
Sopra ogni cosa, la voglia di fare. Le facce dei ragazzi alla Scuola d’impresa. 
Facce che je l’ammollano. In gamba. Facce di gente che “ci vuole provare”. 
Dopo mesi di autismo (mio) la sensazione di un mondo vivo. Che può farcela. Rimboccandosi le maniche. 
 ps. per saperne di più date un’occhiata su twitter  a #veneziacamp 
C’è tutto. Presentazioni, indirizzi utili. Volti e nomi. 
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