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Puntuale come le campane di San Pietro all’Angelus, la domenica, stamattina è uscito il bando per il concorsone Rai. Le dodici fatiche di Ercole, per 100 posti e a tempo determinato. Cose da assalto alla diligenza, come non si vedevano dai tempi di Antonio Salandra, con un branco di affamati predatori disposti a tutto pur di assicurarsi un posticino in seno a Mamma Rai. Un posticino ovunque a dire il vero. Roba da scoraggiare chiunque, figuriamoci me. Che però lo farò. E per via di una cosa che ha che fare con la coscienza, quella follia dell’etica calvinista per cui devi darti da fare, non lasciare nulla di intentato, sebbene tu sappia che i posti in paradiso sono già stati assegnati. Predeterminazione la  chiamano loro, noi, vabbè lasciamo perdere. E’come le maratone di ballo, in California durante la Depressione, negli anni 30, come in quel capolavoro di Sidney Pollack che è “Non si uccidono così anche i cavalli?”. Il crudele spettacolo di coppie di disperati, senza lavoro, che ballano per giorni interi attratti, prima ancora che dai soldi, dati in premio a chi resisterà di più, dalla semplice possibilità di avere almeno il vitto assicurato per qualche tempo. (La parabola del tempo determinato) 
Io mi sento come la Alice del film, vestita di lustrini e platinata. Se il mondo cade a pezzi, meglio farlo luccicando. 
Mi appresto a farlo sentendomi come una suffragetta in attesa che le diano il diritto al voto. O un’eroina ottocentesca che lotta per il bene. Nel 1847 arrivò in Europa una giornalista americana del New York Tribune, Margaret Fuller Ossoli. Quando incontrò Mazzini era già famosa, avendo già pubblicato quello che viene considerato il libro-manifesto del femminismo dell’epoca “Le donne del XIX secolo”. Mandata a seguire le vicende della Repubblica Romana, da piazza Barberini, a pochi passi da Mazzini eletto nel triunvirato capo della Repubblica, invia dei pezzi di grande partecipazione. Quando Roma crolla sotto l’assedio del generale francese Oudinot, decide di tornare in America. La nave non arriverà mai. I passeggeri moriranno quasi tutti durante un naufragio di fronte alle coste americane. Si inabissa anche il manoscritto del libro che Margaret stava scrivendo sulla sua esperienza in Italia (da “Donne del Risorgimento – Le eroine invisibili dell’unità d’Italia”, libro  della giornalista  Bruna Bartolo)
Ecco, io speriamo che la nave non affonda. 
 

Puntuale come le campane di San Pietro all’Angelus, la domenica, stamattina è uscito il bando per il concorsone Rai.
Le dodici fatiche di Ercole, per 100 posti e a tempo determinato. Cose da assalto alla diligenza, come non si vedevano dai tempi di Antonio Salandra, con un branco di affamati predatori disposti a tutto pur di assicurarsi un posticino in seno a Mamma Rai. Un posticino ovunque a dire il vero.
Roba da scoraggiare chiunque, figuriamoci me. Che però lo farò. E per via di una cosa che ha che fare con la coscienza, quella follia dell’etica calvinista per cui devi darti da fare, non lasciare nulla di intentato, sebbene tu sappia che i posti in paradiso sono già stati assegnati. Predeterminazione la  chiamano loro, noi, vabbè lasciamo perdere.
 E’ come le maratone di ballo, in California durante la Depressione, negli anni 30, come in quel capolavoro di Sidney Pollack che è “Non si uccidono così anche i cavalli?“. Il crudele spettacolo di coppie di disperati, senza lavoro, che ballano per giorni interi attratti, prima ancora che dai soldi, dati in premio a chi resisterà di più, dalla semplice possibilità di avere almeno il vitto assicurato per qualche tempo. (La parabola del tempo determinato) Io mi sento come la Alice del film, vestita di lustrini e platinata. Se il mondo cade a pezzi, meglio farlo luccicando. (Il film uscì nell’anno in cui venivo al mondo, poi una dice il destino, la predeterminazione) 
Mi appresto a farlo sentendomi come una suffragetta in attesa che le diano il diritto al voto. O un’eroina ottocentesca che lotta per il bene.
Nel 1847 arrivò in Europa una giornalista americana del New York Tribune, Margaret Fuller Ossoli. Quando incontrò Mazzini era già famosa, avendo già pubblicato quello che viene considerato il libro-manifesto del femminismo dell’epoca “Le donne del XIX secolo”. Mandata a seguire le vicende della Repubblica Romana, da piazza Barberini, a pochi passi da Mazzini eletto nel triunvirato capo della Repubblica, invia dei pezzi di grande partecipazione. Quando Roma crolla sotto l’assedio del generale francese Oudinot, decide di tornare in America. La nave non arriverà mai. I passeggeri moriranno quasi tutti durante un naufragio di fronte alle coste americane. Si inabissa anche il manoscritto del libro che Margaret stava scrivendo sulla sua esperienza in Italia (da “Donne del Risorgimento – Le eroine invisibili dell’unità d’Italia”, libro  della giornalista  Bruna Bartolo)
Ecco, io speriamo che la nave non affonda.  

ps Certo che per i tre punti in più per chi ha fatto le scuole di giornalismo, un po’ ti rode. 

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