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La stagione della remise en forme viene e va. Questo è il momento del “viene”. 

Si è ufficialmente aperta la caccia al chilo in più. Alla pelle a buccia d’arancia, all’inestetismo, all’odiata cellulite. Una corsa contro l’autostima che di anno in anno lascia stuoli di esangui vittime sul campo. Come carboidrati abbandonati in autostrada. Foglie di lattuga incomprese. Maionesi impazzite allo yogurt.

 E se lo snello Giappone scopre e rilancia le “ragazze marshmallow“, giovani donne “morbide” e colorate (i marshmallow sono quelle caramelle di zucchero morbidoso, merce tipica, in Italia, da Autogrill) e lo fa con la rivista Farfa che mette in copertina una testimonial tondetta, scatenando così una selva di selfie con sotto scritto: “Sono così anche io“, salutando timidamente, con la manina a coppa, la magra perfezione delle ragazze fumetto manga, un docente di medicina dell’Università di Maastricht, dal nome impronunciabile, Wouter van Marken Lichtenbelt, pubblica uno studio, decennale, che suggerisce che per dimagrire bisogna avere freddo. Abbastanza freddo e per un tot di ore al giorno. 

Da tempo si rincorrevano voci in tal senso. Quando ero bambina, prima che a casa si rifacesse l’impianto di riscaldamento, mio nonno soleva ripetere: “Bimba, il freddo, tempra e rassoda. Mantiene giovani“. E snelli, come scopriamo ora. Sei ore quotidiane a basse temperature possono ridurre il quantitativo di grasso “bianco”, quello cattivo a capirci.  Secondo, poi, la scuola di medicina della Hokkaido University di Sapporo due ore al giorno a 17 gradi per sei settimane ci fanno perdere l’8 per cento del grasso corporeo. 

Vado a chiudermi in frigo. Visto mai. 

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