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Il senso della rinuncia e la Quaresima per i bambini

Calabria

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R. GANGI & T. ACETO

Giornaliste, mamme, amiche e dispensatrici di consigli in ordine sparso. Completamente fuori dai luoghi comuni, niente tacchi, poco trucco, pessime cuoche, non mettono a letto i figli causa orari di lavoro impossibili.

Venerdì scorso ci troviamo a cena, dopo il cinema, con un gruppo di mamme e bambini. Scatta la proposta del fast food. Ma alcune obiettano: è venerdì di Quaresima, quasi tutti vorranno il panino con hamburger e non è il caso. La maggior parte delle mamme, però, tutte cattoliche, obietta: "Ma  sono solo bambini, non possono capire il senso della rinuncia alla carne nel tempo della Quaresima". Si accende la discussione. Senza mai entrare nel merito dei precetti della Chiesa, che in questo caso non erano argomento di discussione, si parlava dell'opportunità che anche i bimbi, età media 7 anni, seguissero il "digiuno". C'era chi sosteneva che così i bambini si abitueranno a piccole rinunce, oggi che non rinunciano a nulla, e chi sosteneva che la rinuncia andava motivata. Chi, infine, chiosava dicendo che da grandi avrebbero fatto rinunce che gli sarebbero bastate anche per quelle mancate da bambini e che quindi, era meglio godere finché fosse possibile. Mentre la discussione andava avanti, l'ora tarda ha indotto molte a decidere di tornare a casa. E il simposio si è sciolto. Arrivate a casa alcune mamme hanno letto le parole di Papa Francesco sui quotidiani on line e hanno trovato la risposta alla nostra piccola discussione: "Il cristianesimo non è una regola senz`anima, un prontuario di osservanze formali per gente che indossa la faccia buona dell`ipocrisia per nascondere un cuore vuoto di carità. Il “digiuno più difficile”, ha detto Papa Francesco, è “il digiuno della bontà”. Quando io so che una persona è ammalata, vado a trovarla? La saluto con tenerezza? C`è un segno che forse ci aiuterà, è una domanda: so carezzare gli ammalati, gli anziani, i bambini o ho perso il senso della carezza?". Sappiamo farlo?

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