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A tavola non si invecchia

Calabria

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Margot Woelk è morta l’altra settimana nel suo letto. Aveva 97 anni. Di mestiere, in gioventù, faceva l’assaggiatrice del Fuhrer. Era una delle quindici assaggiatrici addette alla cucina di Hitler nella Tana del Lupo, il quartier generale tedesco di Rastenburg nella Prussia orientale. Aveva 24 anni, un marito al fronte, la sua casa bombardata a Berlino. Mentre crollava il Terzo Reich, accerchiato dai russi e dagli alleati, la fame si faceva sentire. Ma non nel bunker del dittatore dove si esponevano pianti sontuosi: asparagi bianchi con patate lesse e burro fuso, peperoni dolci con riso, insalata di mele noci e cavolo rosso, zuppa di piselli, strudel di mele, macedonia di frutta esotica. Margot per due anni e mezzo fu assaggiatrice ufficiale del Führer. Non lo incontrò mai, né mai vide un piatto di carne o di pesce: Hitler era strettamente vegetariano. Tutti i dittatori di tutti i tempi hanno avuto i loro assaggiatori. Ma anche i sosia. Da Stalin a Enver Hoxha, da Castro a Pinochet, da Ceausescu a Gheddafi, da Mubrak ai coniugi Peron, da Saddam a Kim il Sung. Tutti. Persino il vostro Benito. E Francisco Franco, il generalissimo. C’è una storia, “Franco, l’età, le tapas, il vino”, una sorta di appendice gastronomico-criminale dentro il romanzo “Scorpioni in guazzetto” di Juan Bas. Nella prima parte narra di una cucina sublime e nella seconda parte, “Confessioni di un assaggiatore di Franco”, narra di quel “terribile passato” di Antontxu, che nel 1962 venne incaricato da un commando dell’allora neonata Eta di uccidere con del potentissimo veleno il dittatore spagnolo. In questo compito fu facilitato dal fatto di essere lui stesso, cosi come suo padre, l’assaggiatore ufficiale dei piatti serviti a Francisco Franco. Ma qualcosa evidentemente andò storto, visto che Franco morì nel suo letto. Insomma, la storia degli ultimi secoli è stata scritta in cucina. Pare che tra i motivi che portarono alla disfatta di Caporetto ci fu la rivalsa del vice cuoco del generale Cadorna che, per vendicarsi dello chef che lo trattava male, confidò a una sua cugina di secondo grado di sangue austriaco le confidenze che aveva origliato dal suo capo che, a sua volta, li aveva sentiti dallo stalliere del vice attendente del generale. A tavola non si invecchia. Qualche volta si muore.

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