Salta al contenuto principale

Sangue di gallina

Calabria

Tempo di lettura: 
1 minuto 49 secondi

Il 6 ottobre 1954 ad Avola, in provincia di Siracusa, la moglie del contadino Paolo Gallo si presentò alla stazione dei Carabinieri per denunciare la scomparsa del marito che all’alba del giorno precedente era andato a lavorare i campi ma non era ritornato a casa. Nei campi i militari dell’Arma rinvennero tracce di sangue. Altre tracce di sangue furono trovate in casa di Salvatore Gallo, fratello dello “scomparso”. Poiché era noto in paese che fra i fratelli Gallo non c’erano buoni rapporti e spesso venivano alle mani, per gli investigatori dell’epoca fu facile fare due più due: «Paolo Gallo è stato ucciso dal fratello che con l’aiuto del figlio Sebastiano ne ha occultato il cadavere». Salvatore Gallo fu condannato all’ergastolo con l’accusa di avere ucciso il fratello Paolo. La sentenza di primo grado fu confermata dalla Corte d’assise d’appello di Catania che rinchiuse Salvatore Gallo nel penitenziario dell’isola di Ventotene, mentre al figlio Sebastiano furono inflitti 12 anni e 8 mesi per occultamento di cadavere. Il ricorso per Cassazione dei due fu dichiarato inammissibile. La svolta avvenne otto anni dopo grazie alla testardaggine di un giornalista, Enzo Asciolla de “La Sicilia” di Catania. Infatti, dopo sette anni grazie ad un’inchiesta del cronista siciliano che si riuscì a scovare, il 7 ottobre del 1961, il “morto”, Paolo Gallo, alla periferia di Ispica, nel ragusano. Un clamoroso errore giudiziario perché, tra errori, sciatteria e indolenza degli investigatori, il sangue di Paolo era in realtà sangue di gallina. La storia di Salvatore Gallo fu rilanciata dai cantastorie. Uno di questi si esibì a Maida, in provincia di Catanzaro. Una contadina del luogo, Rosa Graziano, dopo aver ascoltato il cantastorie, s’innamorò di Salvatore Gallo e di due si sposarono a Maida il 16 febbraio 1963. Ma non fu facile perché Salvatore, che era vedovo con due figli, all’anagrafe di Noto risultava celibe. Lieto fine per l’uomo più sfortunato del mondo. Quel caso costrinse i legislatori a modificare il codice procedura penale.

Scopri gli altri contenuti del Blog: 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?