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Ritardi nei pagamenti, un film già visto

Calabria
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ROBERTO SAVERINO

Giornalista pubblicista, scrive per il Quotidiano dal luglio del 1998, occupandosi prettamente di calcio dilettantistico.

Siamo alle solite. Finisce la stagione e sono diversi i calciatori che avanzano le proprie spettanze dalle rispettive società. A fronte di poche e serie realtà, che rispettano quanto pattuito nei tempi previsti, ci sono diversi club che in tal senso arrancano e che già da dicembre cominciano ad essere latitanti dal punto di vista dei pagamenti. A rimetterci, come sempre, i calciatori, perché i tecnici, anche se dopo un lungo iter, sono coperti dal contratto e quindi i soldi li recuperano. Più difficile la situazione di coloro che vanno in campo. Dalla Serie D a scendere sono pochi i dirigenti capaci di programmare con oculatezza e di rispettare mese per mese le scadenze previste.

Premesso che è sempre più difficile, a livello dilettantistico, trovare gente disposta a spendere e basta (perché di entrate ce ne sono poche e nessuno si arricchisce, anzi...) bisogna però aggiungere che non bisogna mai fare il passo più lungo della gamba. Uno deve spendere in base a quel che ha e non in base a quel che potrebbe avere. Ci risulta che anche in piazze “importanti” ci sono dei clamorosi e inaspettati ritardi che portano solo malumore fra i tesserati.

Quasi sempre i calciatori restano in silenzio e attendono fiduciosi che la situazione si sblocchi. Sono tanti ad avere nelle mani assegni in scadenza fra qualche mese e che temono di restare con nulla in mano (la storia, purtroppo, racconta anche di assegni “cabriolet” rifilati ai propri tesserati). E sono diversi coloro che da gennaio in poi (perché i problemi iniziano sempre in concomitanza delle feste...) di compensi ne hanno visti ben pochi. Nessuno obbliga le società ad accordare determinate cifre che spesso e volentieri non sono dei rimborsi, bensì dei veri e propri stipendi. Si può vincere e si può sopravvivere anche contenendo le spese, facendo capire ai calciatori che in determinate categorie (ed in certe realtà, piccole e con mezzi limitati) il calcio non può e non deve essere un mestiere, bensì un semplice modo per arrotondare. Ma nel momento in cui si prende un accordo, bisogna solo mantenerlo e basta.

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