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Quando la scienza brucia (mala tempora currunt)

Calabria

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DOMENICO TALIA

Domenico Talia, originario di Sant'Agata del Bianco, sulla costa jonica reggina, è docente di informatica all'Università della Calabria e ricercatore nell'area dei sistemi distribuiti e del data mining.

 

Il rogo che ha distrutto completamente la Città della Scienza di fronte al mare di Bagnoli ha in sé qualcosa che va oltre l'immenso danno materiale e culturale che ha prodotto per la città di Napoli e per l'Italia. Un enorme rogo che ha bruciato laboratori bellissimi, sale di divulgazione, apparati scientifici che hanno permesso a milioni di visitatori di apprezzare la bellezza delle scoperte scientifiche, il loro beneficio per la società. Il planetario, i robot, l'officina dei piccoli, il teatro scientifico, le sale multimediali, la palestra della scienza, tutte cose che hanno appassionato adulti e ragazzi e che in pochi minuti sono andati in fumo.

Si pensa che ci sia la mano della camorra interessata alla speculazione edilizia in una bellissima area costiera di Napoli. Vedremo se questa ipotesi troverà conferma. Nel frattempo dobbiamo prendere atto che in meno di mezz'ora una grande area di cultura di Napoli e del Sud d'Italia non esiste più. Come a rappresentare le difficoltà e i disastri che vive tutta la ricerca scientifica italiana, la Città della Scienza ha subito uno scempio immane, una distruzione totale. Sarebbe un'offesa a chi ha costruito e a chi lavora nella Città della Scienza, credere che sia tutta colpa del destino. In questo caso la colpa è degli uomini, della nostra società che bada al facile arricchimento e disprezza qualsiasi cosa che abbia a che fare con la cultura. Sta succedendo per la scuola, per l'università, per i musei, per i teatri e per tutto quello che ha grande valore sociale e che oggi purtroppo non è nel cuore dei potenti e di molti cittadini.

Fortunatamente sembra ci sia l'intenzione di ricostruire la Città della Scienza lì dove era fino a qualche giorno fa. Aspetteremo di vedere se queste promesse si realizzeranno nei prossimi mesi. Lo scetticismo è giustificato ed è necessario in un Paese in cui gli investimenti nella cultura  e nella scienza sono considerati uno spreco. Speriamo di essere smentiti e di poter vedere rinascere la Città della Scienza napoletana magari insieme ad una nuova coscienza nazionale che comprenda l'importanza delle conoscenza, fondamentale per poter costruire un futuro per la nostra nazione. Un futuro che oggi ancora non si intravede.

 

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