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Facebook non vende un telefono ma un'esperienza (attenti!)

Calabria

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1 minuto 49 secondi

DOMENICO TALIA

Domenico Talia, originario di Sant'Agata del Bianco, sulla costa jonica reggina, è docente di informatica all'Università della Calabria e ricercatore nell'area dei sistemi distribuiti e del data mining.

 

Se provate a cercare "Facebook home" dal pannello della ricerca utenti della vostra pagina Facebook vi apparirà una pagina con un messaggio per certi aspetti inquietante: "Ti aspettavamo!" Tranquilli, è soltanto la pubblicità della nuova applicazione di Facebook che fino a pochi giorni fa era stata annunciata come il nuovo telefonino di Facebook. Dunque non si tratta di un nuovo cellulare che vuole fare concorrenza a quelli venduti da Sumsung, Apple o Nokia. Si tratta di un furbissima applicazione con la quale Mark Zuckerberg vuole gestire la vita sociale dei suoi tantissimi milioni di utenti. L'annuncio afferma "Con Facebook Home, sul tuo telefono tutto ruota attorni ai tuoi amici. ... Nessun telefono, applicazione o sistema operativo ha mai raggiunto questi livelli."

 

Chiunque abbia un telefono con sistema operativo Android, dal 12 aprile si potrà scarica Facebook Home e tutto quello che farà con il cellulare verrà controllato e ruoterà intorno a Facebook. La mossa è scaltra: l'enorme numero di utenti che ha oggi Facebook sono un parco appetibilissimo e Zuckerberg lo sa bene. Sarebbe altrettanto necessario che i futuri utenti di Facebook Home sapessero che tutti i dati della loro vita quotidiana potranno essere a disposizione dei proprietari di Facebook. Ogni spostamento, ogni comunicazione, ogni messaggio, ogni accesso Web et cetera potrà essere monitorato. Potranno conoscere le abitudini quotidiane, dove andiamo a comprare il pane, con chi ci incontriamo, quanto siamo abitudinari e quanti viaggi facciamo durante l'anno. Basta che ci portiamo dietro il telefonino e permettiamo a Fecebook Home di raccogliere i dati. Alla faccia di quelli che pensano che il Grande Fratello è un reality da televisioni commerciali. La tanto decantata privacy potrebbe diventare un concetto da filosofia teoretica.

 

Come al solito, per evitare rischi ci dobbiamo affidare all'uso consapevole a parte degli utenti e alla speranza, espressa anche da Om Malik su GIGAOM e da Harry McCracken su TIME, che i parlamenti, i garanti e i governi tutelino la privacy delle persone ed evitino che i dati personali degli utenti finiscano per diventare un danno per le loro vite che rischiano di essere sempre più controllate da chi gestisce i social network.

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