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Donne di scienza e di cultura: nuove speranze italiane

Calabria

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3 minuti 45 secondi

DOMENICO TALIA

Domenico Talia, originario di Sant'Agata del Bianco, sulla costa jonica reggina, è docente di informatica all'Università della Calabria e ricercatore nell'area dei sistemi distribuiti e del data mining.

In questo agosto frivolo e vacanziero due eventi hanno portato un vento fresco e leggero su un'Italia in crisi economica e con poche speranze. Del primo sono pieni i giornali di carta e i telegiornali, sul secondo c'è stato un silenzio quasi assoluto dei quotidiani nazionali e delle televisioni. In ambedue questi eventi le protagoniste sono donne: una ricercatrice e una scrittrice. La prima è la professoressa Elena Cattaneo, studiosa delle cellule staminali (a quasi 51 anni), nominata neo senatore a vita per meriti scientifici e civili. La seconda è Michela Murgia, scrittrice vincitrice del premio Campiello (41 anni compiuti da poco), che ha annunciato la sua candidatura alla presidenza della sua regione, la Sardegna, guidando una lista lontana dai partiti isolani con serie possibilità di vittoria.

Su queste due donne si potrebbe scrivere molto e loro certamente lo meriterebbero. Per non annoiarvi ci limitiamo a riportare alcune recenti dichiarazioni delle due signore. Pensieri che fanno capire di che stoffa sono fatte e mostrano quanta ricchezza può rappresentare il mondo della cultura per l'Italia e per la politica del Bel Paese.

Elena Cattaneo: «Una persona normale non penserebbe mai che un evento del genere possa accaderle. E io sono una persona normale. La scelta del presidente Napolitano mi onora e mi commuove profondamente. Naturalmente, mi lascia senza fiato a chiedermi come riuscire a fare del mio meglio, in un passaggio tanto importante della mia vita. Sono intimamente convinta che questa nomina sia da condividere con tante persone, soprattutto con tutti coloro che vivono la loro  vita in tanti laboratori italiani. E per questo sono ancor più carica di entusiasmo per il lavoro che svolgo tutti i giorni e che amo moltissimo. Amo questo lavoro non solo per l'emozione che mi procura ogni volta che metto piede in laboratorio, ma per la gioia che provo quando quella emozione riesco a comunicarla, a condividerla, prima di tutto con i giovani (e quelli del laboratorio sono stupendi, come ne ho conosciuti tanti, giovani in questa sottovalutata Italia). Mi riempie di felicità, soprattutto e specialmente quando mi concede, dopo lungo cammino, di trasformare quella che sembrava un'ipotesi (a volte anche troppo audace) in un piccolo - ma quanto prezioso - passo avanti verso la conoscenza e la speranza di una cura. … I miei genitori sono persone normali come me e, come tanti genitori, mi hanno sempre ripetuto: studia e lavora con coscienza. Per me questa è la "coscienza". Una condizione imprescindibile per essere degni della fiducia che milioni di famiglie ripongono in chiunque si occupi di scienza e che non può mai essere tradita.»

Michela Murgia: «Siamo ad agosto e già molti ci chiedono che programma abbiamo. Ne sono felice. "Cosa vuoi fare?" è una domanda che riporta al centro del dibattito politico l'unica cosa che davvero dovrebbe importare: le scelte. L'orizzonte che ci interessa si fonderà su tre assi: cultura e istruzione, riqualificazione delle produzioni primarie e nuove economie nel rispetto dell'ambiente. Se però volete sapere attraverso quali scelte saranno ottenuti questi obiettivi devo avvisarvi: questa campagna elettorale non sarà una di quelle a cui siamo stati abituati. Nessuno verrà da voi due mesi prima del voto a mostrarvi venti pagine di un programma scritto a tavolino, magari clonato da quello di una regione italiana. Prima di dare le risposte, la politica deve tornare capace di ascoltare le domande delle persone. A partire dalla prossima settimana decine di attivisti di questo progetto andranno a fare quello che ho fatto io in questi due mesi: ascoltare i sardi, farsi raccontare problemi e prospettive e farsi mostrare cosa succede veramente dalla più remota delle campagne al più grande dei centri urbani.»

E' paradossale, ma non ci sorprende, che la buona politica oggi in Italia esca dalla bocca di persone che non sono esponenti di partiti politici ma vengono dal mondo della scienza e della cultura. Gente abituata a lavorare in silenzio e a non raccontare frottole. La cosa importante che viene fuori dalle loro esperienze è che, nonostante il triste scenario che ci circonda e la mediocrità politica che popola la nazione in questo frangente storico, queste donne del "sapere" e che sanno dire queste parole possono essere una speranza per tutti. Per i giovani che hanno esempi a cui fare riferimento e per quelli che sperano che la politica italiana per salvarsi si popoli di persone come queste. Persone delle quali ha bisogno l'Italia che ha bisogno di futuro.

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