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Piccoli ricercatori italiani crescono (all’estero)

Calabria

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DOMENICO TALIA

Domenico Talia, originario di Sant'Agata del Bianco, sulla costa jonica reggina, è docente di informatica all'Università della Calabria e ricercatore nell'area dei sistemi distribuiti e del data mining.

L’ERC, European Research Council (in italiano Consiglio Europeo della Ricerca) è un'agenzia della Commissione Europea per il finanziamento della ricerca di eccellenza nei paesi dell'unione in tutte le discipline, dalle scienze matematiche, fisiche e naturali, all'ingegneria e alle discipline umanistiche. L’ERC è stato creato per mettere in pratica un modello competitivo di finanziamento della ricerca per i giovani ricercatori europei che usa l'eccellenza come unico criterio di valutazione. I grant finanziati dall’ERC sono considerati di primo livello nel mondo e quei pochi che li ricevono dopo una difficilissima selezione, sono riconosciuti come ricercatori eccellenti. Infatti, in Italia i vincitori degli ERC grant possono essere assunti direttamente e a tempo indeterminato dalle università e dagli enti di ricerca.

Dieci giorni fa, lo European Research Council ha reso noti i risultati del bando 2013 per proposte di ricerca di ricercatori con esperienza post dottorato tra 7 e 12 anni. L’ERC ha selezionato meno del 10% delle proposte presentate: 312 progetti su più di 3600 progetti sottomessi a valutazione, per un finanziamento totale di circa 575 milioni di euro e un finanziamento medio per progetto di circa 1,8 milioni di euro. In termini di nazionalità dei ricercatori selezionati, i tedeschi (con 48 proposte) e quelli italiani (con 46 proposte), sono in testa alla classifica, seguiti ad una certa distanza dai francesi (33), dai britannici (31) e dagli olandesi (27). Questa sarebbe un’ottima notizia per l’Italia, se non fosse che meno della metà dei vincitori italiani svolgerà l’attività di ricerca in Italia (soltanto 20 su 46), mentre 26, cioè la maggioranza di essi (più del 56% degli italiani vincitori) realizzarà i progetti finanziati in altri paesi della Comunità Europea. Dunque, anche la competizione del Consiglio Europeo della Ricerca certifica che i giovani ricercatori italiani sono tra i primi in Europa, ma, come è ormai noto anche alle pietre della via, la gran parte di essi sono “cervelli in fuga”, cioè lavorano all’estero e rendono più competitivi e ricchi quei paesi, alla faccia del Bel Paese e delle chiacchiere del politici italiani.

Si noti che questo fenomeno colpisce in maniera così negativa soltanto l’Italia. Infatti, mentre il 56% dei ricercatori italiani che hanno avuto successo con l’ERC sono ormai all’estero, soltanto il 31% dei ricercatori tedeschi sono ospitati in istituzioni fuori dai loro confini nazionali. Il caso dei grant ERC è soltanto un'altra prova incontrovertibile del valore e del dramma che vive la ricerca italiana sulla pelle dei giovani ricercatori, bravi e scacciati via. Chissà se tra un talk show e l’altro qualcuno troverà il tempo di riflettere e di agire?

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