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La Regione Calabria boccia la ricerca, a prescindere

Calabria

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DOMENICO TALIA

Domenico Talia, originario di Sant'Agata del Bianco, sulla costa jonica reggina, è docente di informatica all'Università della Calabria e ricercatore nell'area dei sistemi distribuiti e del data mining.

Oggi ci sentiamo di lanciare da questo modesto blog un grido di dolore per un fatto di enorme gravità, un torto non meritato da chi l’ha subito.

Che la vita di chi si occupa di ricerca e innovazione in Italia, e in special modo in Calabria, sia dura e difficile è cosa nota. E’ altrettanto ben noto a tutti i calabresi, e non solo, che la burocrazia regionale sia un quasi-buco-nero che ha volte è capace di fare peggio della classe politica regionale. Una burocrazia costruita nei decenni spesso per stratificazioni di clientele politiche, per cooptazione e senza dare valore al merito. Le rarissime eccezioni a questa triste regola (che esistono), purtroppo non fanno testo e non possono nascondere l’inefficenza e l’incompetenza che le amministrazioni regionali hanno mostrato negli anni.

Eppure, quello che riferiscono i giornali supera ogni possibile e funerea fantasia: molti ricercatori calabresi, nella maggioranza giovani, hanno presentato progetti di ricerca nel settore sanitario per ricevere finanziamenti dal Ministero della Sanità e l’ufficio della Regione che doveva trasmettere le domande non lo ha fatto, dicono per problemi di rete Internet e/o per indisponibilità di personale (LEGGI).

Se le cose stanno in questi termini vuol dire che abbiamo attraverso ogni ultimo confine, siamo al di là del bene e del male. Ogni realistico pessimismo sul ruolo negativo che le istituzioni regionali svolgono da decenni sarebbe superato. Milioni di euro non potranno finanziare attività di ricerca nella regione non perché la commissione di valutazione ministeriale le abbia giudicate non degne, ma perché qualche burocrate regionale non ha fatto il proprio dovere e perché qualche responsabile politico non ha verificato che tutto venisse fatto come andava fatto.

La realtà della Regione Calabria supera ogni fantasia horror e chi vorrebbe fare in modo che la regione di Campanella, di Telesio e di Alvaro fosse come tutte le altre, in Italia e in Europa, viene smentito dall’ignoranza e dalla sciatteria.

Il minimo che si può chiedere è che chi ci governa si faccia sentire, chiarisca il fattaccio di Catanzaro, si assuma le proprie responsabilità e richiami alle responsabilità quelli che hanno commesso questo “crimine”. La ricerca calabrese soffre già di tanti problemi, non ultimo quello di operare nella periferia del mondo, ma che venga bocciata, a priori, dai burocrati regionali è insopportabile. Ogni calabrese di buona volontà si aspetta che qualcuno paghi per questo e che avvenimenti del genere non accadano in futuro.

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