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Non è un paese per giovani (ricercatori)

Calabria

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2 minuti 41 secondi

DOMENICO TALIA

Domenico Talia, originario di Sant'Agata del Bianco, sulla costa jonica reggina, è docente di informatica all'Università della Calabria e ricercatore nell'area dei sistemi distribuiti e del data mining.

Nonostante il viaggio fatto nella Silicon Valley, l’enfatica narrazione dei Digital Champions (l’ultima qualche settimana fa nella Reggia di Venaria), gli annunci per il prossimo anno fatti per bocca di una ministra che finora ha brillato per la sua inattività (“… 500 cattedre di eccellenza per le Università, un piano di assunzioni per giovani ricercatori negli atenei e negli enti di ricerca …”), da quando è arrivato a Palazzo Chigi, il Premier Renzi non ha fatto praticamente nulla per investire sulla ricerca italiana (proseguendo nella tradizione dei suoi predecessori), per aiutare i giovani studiosi a rimanere in Italia ed evitare che vadano ad arricchire i paesi stranieri, per attrarre ricercatori dall’estero e aumentare la competitività di ricerca ed innovazione del nostro Paese.

Si potrebbero citare molti casi che confermano questo stato delle cose paradossale per una nazione che ha grandi competenze e intelligenze che sa soltanto mortificarle e regalarle all’estero. L’ultimo esempio, in ordine di tempo, ci è fornito dai risultati delle ERC Starting Grants. Queste prestigiose Grants finanziano progetti di ricerca di giovani europei per costituire gruppi di ricerca e iniziare a svolgere attività autonoma di ricerca in Europa su temi molto interessanti e promettenti. Questa forma di finanziamento riguarda ricercatori di grande valore che dimostrano di avere il potenziale per diventare leader di gruppi di ricerca eccellenti. In poche parole, chi ottiene una ERC Starting Grant è un giovane ricercatore eccellente ed infatti la selezione per ottenerla è durissima.

Qualche settimana fa sono stati pubblicati i risultati dell’ultima selezione. I 291 vincitori riceveranno complessivamente 429 milioni di euro per progetti della durata di cinque anni. I ricercatori italiani sono andati molto bene. Infatti, se si guarda alla nazionalità dei vincitori, si può notare che mentre i primi sono i tedeschi con 50 Grants, i secondi sono proprio gli italiani che hanno vinto 31 Grants, meglio dei francesi, degli inglesi e degli altri europei. Ottimo risultato per gli italiani, se non fosse che dei 31 italiani vincitori, 18 lavorano in Italia e gli altri 13 lavorano all’estero (poco più del 40%). Anche qualche vincitore di altre nazionalità lavora all’estero, ma mentre ognuna delle altre nazioni ospita ricercatori stranieri che lavoreranno lì (il Regno Unito ospiterà 48 progetti ma di questi solo 22 sono guidati da britannici, tanti invece sono italiani), nessun ricercatore estero, tra quelli che hanno vinto, lavorerà nel nostro paese.

Il programma ERC è il più prestigioso in Europa e questi numeri sono la tristissima immagine dello stato della ricerca nel nostro Paese. Abbiamo tante giovani menti eccellenti, ma buona parte di questi giovani svolge la loro attività all’estero, invece che in Italia e nessuna delle brillanti menti straniere viene a lavorare da noi (chissà mai perché?).

È il caso di chiedersi se qualcuno a Palazzo Chigi o al MIUR ha dato un’occhiata ai dati di questa graduatoria. Nel caso l’avesse fatto, sarebbe interessante sapere se ha pensato che, oltre a vergognarsi un po’, dovrebbe fare qualcosa per i giovani del proprio paese, anche perché aiutando loro aiuterebbe il futuro di tutto il Paese.

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