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Storie di chi ha mollato tutto
(si fa per dire)

Calabria

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FRANCESCO MOLLO

La letteratura e il cinema hanno trattato molto il tema della casualità.

 «Ho imparato moltissimo da quando la mia vita ha virato verso la terra. Ora so sparare con un fucile, uccidere un pollo, schivare la carica di un toro e riesco a controllare un carro trainato da una coppia di cavalli imbizzarriti. Ma l’insegnamento più duro è stato questo: più trasformi la terra coltivandola, più la terra trasforma te. Ti entra nella pelle con la sporcizia che non ti si toglie più dalle mani callose e da sotto le unghie. Chiede al tuo corpo così tanto che se non stai attento ti può far male come un vizio, e a cinquant’anni ti svegli una mattina e ti ritrovi con le ginocchia e le spalle a pezzi, sorda per il costante rumore metallico dei macchinari e senza un soldo bucato. Ma il mestiere di contadino mette radici dentro di te e fa piazza pulita di tutto il resto, che ti sembra meschino. I tuoi acri diventano il mondo».
Sono le parole di Kristin, una trentenne super figa di New York, single e scrittrice freelance abituata ad happy hours , cinema, alla lotta urbana per un affitto bloccato a Soho, e che sogna una solida carriera. Che un giorno, però, molla tutto e diventa una contadina. Per amore: quello per un contadino, prima di tutto…
In verità non sto leggendo il libro di Kristin Kimball, Dirty Life (Una storia d’amore, cibo e animali, Elliot Editore, Roma, 2012) ma Tracce di futuro (Un’indagine esplorativa sui giovani Coldiretti, Donzelli Editore, 2012) di Domenico Cersosimo, che nelle pagine ha gradevolmente disseminato brani della scrittrice americana. Entrambe i libri raccontano storie vere di “scelte”, di “virate” verso la terra o di immutabili destini. Il secondo con meno poesia ma con la stessa capacità di raccontare che da Nord a Sud «diventare agricoltori è soprattutto una scelta di vita. Sì: una scelta libera, convinta, anche se spesso legata alla nascita in campagna, all’infanzia passata in una famiglia contadina. La vita rurale ti segna, forse ancor più di quella urbana. L’azienda e le sue molteplici attività molecolari, quotidiane, ricorrenti, ti entrano dentro, senza via di scampo; anche se hai una laurea e un master; anche se continui a frequentare il mondo urbanizzato e resti in connessione col mondo intero…

P.S.: In foto non c’è Kristin ma…

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