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Le dotazioni iniziali contano. Anche per fare l'orto!

Calabria

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1 minuto 51 secondi

FRANCESCO MOLLO

La letteratura e il cinema hanno trattato molto il tema della casualità.

Più di ogni altra cosa, del mio professore di istituzioni di economia politica (poi divenuto mio docente di economia monetaria* – un corso con soli due studenti!, vista la cinica severità del docente) Mario Ferretti – noto per essere stato il curatore dell’edizione italiana del manuale del nobel Paul Samuelson – mi è sempre rimasto in mente il suono nasale della frase: «le dotazioni iniziali contano!», forse perché provenivo da una famiglia con modeste “initial endowments”. Che contano, eccome. L’allocazione delle risorse di partenza stabilisce chi sei e che posto hai nel mondo; quanto sei realmente povero o ricco.
Fortunatamente poi mi sono affrancato. Non dalle scarse dotazioni (che sono rimaste scarse) ma dal loro condizionamento (e dall'economia monetaria). E solo grazie al fatto di essere nato a 39°18'39"60 Nord e 16°15'3"60 Est, ovvero in un posto dove lo Stato (all’epoca) aveva due o tre priorità insindacabili: cibo (lavoro), salute e istruzione per i suoi cittadini. E assicurandole finiva per dotarli anche di qualcosa di decisamente più difficile da riprodurre artificialmente: la felicità. O la semplice aspettative di felicità.
Il 25 novembre scorso è partito un progetto multimediale e internazionale, dal titolo Why poverty?, per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sul tema della povertà. Otto documentari trasmessi in contemporanea televisiva da 70 network di tutto il mondo. Ed è sul sito del progetto ho trovato un giochino simpatico che mi ha fatto ricordare di Ferretti, della sua collezione di abiti tutti identici e della voce nasale con la quale esternava il suo sospetto che io frequentassi certi corsi solo per andare “a caccia di matricole”.
Ero (relativamente) povero sì, ma felice (di frequentare un’università aperta anche a quelli con scarse dotazioni iniziali). E se oggi faccio l’orto ma senza essere un bracciante - che non ha altra scelta che fare il bracciante – è solo grazie alla riallocazione delle risorse garantita dallo Stato sociale.

*Studiata su un ostico manuale di econometria a firma di Mario Monti. Sì, proprio lui che lo Stato sociale lo ha abolito per legge.

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