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Il coraggio di dire a un padre "il tuo vino fa schifo"

Calabria

Tempo di lettura: 
1 minuto 55 secondi

FRANCESCO MOLLO

La letteratura e il cinema hanno trattato molto il tema della casualità.

Folgorato sulla via di Verona. Vinitaly mi ha definitivamente convinto: da grande farò il vignaiolo. Ma prima devo trovare il coraggio di dire a mio padre, definitivamente e senza metafore, che il suo vino fa schifo. E dirgli che d’ora in poi si fa a modo mio.
Sembra facile? Non lo è per niente. Certo, i vini che ho assaggiato sembrano, in fondo, somigliarsi tutti. O comunque tendere tutti verso un gusto ormai standardizzato fatto di quei “profumi”, “sentori”, “tannini” e “barrique” che il mercato-sovrano pretende. Be’: quello di mio padre è decisamente fuori mercato; però è unico, con i suoi sentori aciduli, il profumo di zolfo e il retrogusto ulcerante. Unicamente fuori mercato.
No, non è facile dire a un padre, quando sbaglia, «guarda che quello che fai è sbagliato». Ma è necessario.
A Vinitaly c’era bella gente. C’era un pezzettino di questa nostra terra che ha saputo parlare a viso aperto con i padri (non tutti, certo: alcuni dovrebbero smettere subito di fare vino, così come hanno cominciato; ché non basta aver soldi e compare una vigna per farlo). C’era gente che anche a queste latitudini – dove nel nome del padre si perpetuano indicibili ignominie -  ha avuto il coraggio di estirpare la vigna piantata dai nonni, perché era fatta male.
A Vinitaly c’era gente che ha saputo tenere ciò che c’è di buono nella tradizione – come il Gaglioppo e il Greco – e valorizzare ciò che era stato dimenticato – come il Magliocco e il Moscato -; e fare le cose con il giusto grado di innovazione.
Sarebbe bello se ci fosse un Vinitaly della politica, della pubblica amministrazione, della cittadinanza, della vita quotidiana.
Mio padre di cattivo fa solo il vino (una volta andava pure a caccia, e su quello abbiamo litigato una vita. Ma questa è un’altra storia). Mai una raccomandazione; una multa non pagata; una tassa evasa. E fa un olio che è uno spettacolo.
Se ogni figlio, come quelli che ho incontrato a Verona, estirpasse dalla vigna del padre una sola pianta sbagliata, vivremmo in una terra infinitamente più bella.
Io ho cominciato.

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